Piccole etichette crescono, è questo il caso della Shyrec, nata dall'intraprendenza di Filippo D'Este, quindici anni di esperienza come musicista e produttore nelle fila di Miraspinosa e
Consorzio Suonatori Indipendenti. Ed è proprio la
label veneta a licenziare questo "Happy Birthday Eveline!!!", esordio sulla lunga distanza degli Eveline, quartetto bolognese noto nell'
underground universitario, e già titolare di un paio di interessanti Ep.
Oltre al gusto per il titoli complessi e chilometrici, la band può vantare un'innata sensibilità melodica e una capacità di sventagliare arrangiamenti lussureggianti ma mai barocchi, tanto da riuscire a integrarsi alla perfezione in strutture pop da metabolizzazione istantanea. Ma il merito principale consta nel portare a compimento un'intelligente operazione di
cut-up sonoro, condensando in canzoni dal minutaggio medio di quattro minuti 40 anni di sperimentazione pop, dalle atmosfere rarefatte di
Robert Wyatt, al post-rock chitarroso del decennio passato. "Happy Birthday Eveline!!!" si rivela un lavoro spiazzante nella sua lungimirante presunzione programmatica, atto quindi a sintetizzare estetiche musicali spesso stridenti, cha fanno riferimento a universi immaginifici forse nemmeno attigui. Ecco che allora eleganti
pop-song dalla sensibilità decadente come "Mr. Wyatt In Love" o "Sleepy Song" convivono pacificamente con composizioni dall'architettura strutturale più elaborata; si ascolti in proposito "Bin Laden And The Romantic Voice Of The Ocean", che non a torto ben figurerebbe in un disco dei
Rachel's.
Nonostante la ricercatezza degli arrangiamenti, è musica d'impatto quella degli Eveline, testimonianza ne è "P.L.D.", dove il jazz-rock
wyattiano è liofilizzato in appena due minuti di emozionante girotondo melodico, o anche l'immediata fruibilità di "Gilda", rotonda vertigine pop dai profumi swinganti.
Ma l'etereogeneità degli stili e delle influenze va in realtà a condizionare anche gli umori del disco, che viaggia placido in un'alternanza di spensieratezza e malinconia, fino a sconfinare in territori di gotico struggimento in "Rosaspina", romanza oscura dall'atmosfera morbosa che ci conduce nelle tetre foreste nordiche, dove gli Ulan Bator incontrano Of The Wand And The Moon; o ancora si piomba nello straniante abisso psichedelico di "Jefferson Peace Yeppy Ya Ye!!!", in cui è l'ingerenza di
glitch e chincaglierie elettroniche assortite a ricondurre il pezzo verso una dimensione umana. In definitiva, i migliori complimenti vanno a questi ragazzi, per niente timorosi di confrontarsi con la propria creatività, riversata in un album traboccante d'ispirazione.
Buon compleanno Eveline e cento di questi dischi.