La prova del nove per i Monotract di Carlos “No Fun” Giffoni somiglia più a un nove rovesciato, ahinoi, e un po' dispiace anche per l’occasione buttata al vento dal lanciatissimo padre del “No Fun Fest”, il festival di musica noise più trendy da qualche anno a questa parte.
Cosa c’è dunque che non va in questo Treno Oscuro, che segue due incerti album composti per lo più di accozzaglie electro-noise?
Mancano rischi e sorprese, praticamente il pane quotidiano per gli abitanti delle dissestate lande rumoriste americane del dopo 11 settembre. Rendere ballabili le scansioni no-wave dell’iniziale "Muddy Thunder", con la sua coda quasi hard-rock, o della più marziale "The Ballad Of Lechon", per tacere del grossolano tentativo wave-drum & bass di "Cafu Y Kaka", non servirà sicuramente per accattivarsi ascoltatori della più pulita e rispettabile scena indie-mainstream, dato che il gusto vero per la pop-music non è ricercare su queste tracce, e nel contempo il rischio, molto concreto, è quello di apparire terroristi sonici senza più nerbo e ormai prossimi al pensionamento agli occhi (e alle orecchie) dei vecchi fan, che perdoneranno, certo, ma non senza autentica delusione.
Messo, dunque, del tutto da parte l’oltranzismo cieco che contraddistingue la gran parte delle vecchie produzioni di Giffoni, e spalancata la porta a velleità wave-rock di dubbia riuscita (quando non a incerte parentesi di soffusa psichedelia urbana come in "Under My Arm", affidata all’ugola della batterista Nancy Garcia, o a polpettoni di qualunquismo noise come "Red Tide"), a onor del vero il disco si ascolta comunque con un certo piacere dato che l’ibrido musicale di Giffoni ha un che di allettante ma, non di meno, scivola via come acqua fresca.
Il voto, quindi, lo trovate a fondo pagina, ma una certa manchevolezza dell’insieme unita all’opportunità davvero sprecata che quest’uscita poteva rappresentare, ci farebbero propendere per una correzione di un punto verso il basso.