Più di qualcuno ricorderà le celeberrime pellicole "Nekromantik 1" e "Nekromantik 2": due "capolavori" trash-horror a basso costo del cineasta tedesco Jörg Buttgereit. Le colonne sonore, sia pur realizzate spesso con cura "domestica" e mezzi di fortuna, rimangono oggetti misteriosi e di pregevole estro; affidate a musicisti e a compositori molto vicini al regista e perciò anch'essi degli outsider (nel senso genuino del termine) non da meno.
È il caso del violinista e polistrumentista Herman Kopp; vale la pena di visitare le sue pagine in rete per comprenderne meglio il percorso artistico. Soprattutto per il suo modo molto originale di usare lo strumento "classico" per eccellenza: il violino. Esce per la Galakthorrö la sua ultima creatura, collagistica, claustrofobica, dai toni glaciali e mutanti: dodici tracce dominate dalla voce straziante e straziata del violino ("Manichini coloniali"). Per Kopp questo strumento è un mezzo espressivo inteso come amplificatore di turbe e di angosce dell'Io più profondo ("Strahlungen").
Il disco si rivela così come una raffinata fusione tra classico e moderno: tra droni e fragili melodie per violino, filtrate ("Ex-Voto"), riprocessate ("Devil In Disguise") disturbate ("Eroica"); interferenze percussive ("From Germany With Love"), suoni sparsi ("Locus Solus"), filigrana elettro-acustica ("Great Automaton"), voci ("Frauen Werschwinden"). Opera affascinante e a suo modo molto godibile. Colonna sonora per tempi cupi, non troppo distante dal presente attuale, insomma… altro che mere (nek)romanticherie!
Aggiungi OndaRock alle tue Fonti preferite su Google Discover. Non perderti le nostre recensioni, le pietre miliari e le ultime news direttamente nel tuo feed.
16/06/2009