Lightspeed Champion - Falling Off The Lavender Bridge

2008 (Domino)
alt-pop
Dev è un simpatico ventunenne partito da Houston verso i lidi d’Albione con la valigia piena di sogni, un contratto da inseguire, e un gruppo di amici, i Test Icicles, da dimenticare.
Accasatosi in fretta a Omaha, presso l’ala protettiva e illuminante di Mike Mogis (membro dei Bright Eyes), forma in breve tempo i Lightspeed Champion, denominazione perfetta della sua dolce metamorfosi musicale. La sua è un’inaspettata conversione all’indie-pop, legata ai primi tormenti post-adolescenziali, figlia della camaleonticità intrinseca dei giovani nerd del nuovo millennio.

Musicalmente i Lightspeed Champion si collocano in una posizione ben precisa, laddove c’è solo da raccogliere e sbucciare i frutti seminati negli ultimi sei anni (e anche più) da John Vanderslice, Conor Oberst, Sufjan Stevens e Will Sheff. Incastri melodici che nascono dalla sensibilità acerba di un giovane sognatore metropolitano, capaci di far vibrare in alcuni frangenti quel muscolo che anima i nostri sensi. Canzonette dal colore verdastro che nascondono una scontata promessa per il futuro.
“Falling Off Lavender Bridge” è il classico disco indie-pop soggetto a facili sentenze da mercato ciclico, da bulimia emozionale post era download. Basta semplicemente prestare un minimo di attenzione in più per non cadere nella più scontata e moderna (?) delle trappole.

“Galaxy Of The Lost” è pure pop immerso in coloratissimi fraseggi, esaltanti aperture che ricamano con precisione gli intrecci della narrazione. L’impatto è spettacolare, e sembra di rivivere i sogni dorati dei primi Okkervil River. “Tell Me Whats Its Worth” è destinata alle classifiche inglesi, mentre la lunga jam melodica “Midnigh Surprise” è senz’altro più idonea ai nostri piccoli circuiti preferenziali; i suoi mielosi saliscendi richiamano alla memoria sia il già citato Sheff che un Elliott Smith versione “Figure 8”.
La speranzosa “I Could Done This Myself” e la suadente ballatina “Salty Water” aggiungono quel pizzico di imprevedibilità che purtroppo manca ancora  al nostro ragazzo. “Dry Lips” è una cavalcatina degna dei migliori Broken Family Band, mentre lIrish folk abbozzato di “Let The Bitches Die” non può che essere accolto da un fugace sorriso.

A dirla tutta, Dev ha superato con qualche comprensibile fatica da smania giovanile questo primo test, più che altro indicativo e prezioso per il futuro. D’altronde baby-Hynes è partito da Houston con un’idea ben precisa: ottenere al più presto una bella bicicletta dalla Domino. Ora gli toccherà cominciare a pedalare, se non vuole (dis)perdersi in un batter d'occhio nei vicoli ciechi del complesso tracciato indie. E, a quanto pare, ha tutte le carte in regola per indossare la maglia gialla senza neanche troppa fatica.

Tracklist

  1. Number One
  2. Galaxy of the Lost
  3. Tell Me What it's Worth
  4. All To Shit
  5. Midnight Surprise
  6. Devil Tricks For a Bitch
  7. I Could Have Done This Myself
  8. Salty Water
  9. Dry Lips
  10. Everyone I Know is Listening to Crunk
  11. Let the Bitches Die
  12. No Surprise (For Wendela) / Midnight Surprise

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