Dev è un simpatico ventunenne partito da Houston verso i lidi d’Albione con la valigia piena di sogni, un contratto da inseguire, e un gruppo di amici, i Test Icicles, da dimenticare.
Accasatosi in fretta a Omaha, presso l’ala protettiva e illuminante di Mike Mogis (membro dei
Bright Eyes), forma in breve tempo i Lightspeed Champion, denominazione perfetta della sua dolce metamorfosi musicale. La sua è un’inaspettata conversione all’i
ndie-pop, legata ai primi tormenti post-adolescenziali, figlia della camaleonticità intrinseca dei giovani
nerd del nuovo millennio.
Musicalmente i Lightspeed Champion si collocano in una posizione ben precisa, laddove c’è solo da raccogliere e sbucciare i frutti seminati negli ultimi sei anni (e anche più) da
John Vanderslice, Conor Oberst,
Sufjan Stevens e
Will Sheff. Incastri melodici che nascono dalla sensibilità acerba di un giovane sognatore metropolitano, capaci di far vibrare in alcuni frangenti quel muscolo che anima i nostri sensi. Canzonette dal colore verdastro che nascondono una scontata promessa per il futuro.
“Falling Off Lavender Bridge” è il classico disco
indie-pop soggetto a facili sentenze da mercato ciclico, da bulimia emozionale post era
download. Basta semplicemente prestare un minimo di attenzione in più per non cadere nella più scontata e moderna (?) delle trappole.
“Galaxy Of The Lost” è
pure pop immerso in coloratissimi fraseggi, esaltanti aperture che ricamano con precisione gli intrecci della narrazione. L’impatto è spettacolare, e sembra di rivivere i
sogni dorati dei primi
Okkervil River. “Tell Me Whats Its Worth” è destinata alle classifiche inglesi, mentre la lunga
jam melodica “Midnigh Surprise” è senz’altro più idonea ai nostri piccoli circuiti preferenziali; i suoi mielosi saliscendi richiamano alla memoria sia il già citato Sheff che un
Elliott Smith versione “Figure 8”.
La speranzosa “I Could Done This Myself” e la suadente ballatina “Salty Water” aggiungono quel pizzico di imprevedibilità che purtroppo manca ancora al nostro ragazzo. “Dry Lips” è una cavalcatina degna dei migliori
Broken Family Band, mentre l
’I
rish folk abbozzato di “Let The Bitches Die” non può che essere accolto da un fugace sorriso.
A dirla tutta, Dev ha superato con qualche comprensibile fatica da smania giovanile questo primo test, più che altro indicativo e prezioso per il futuro. D’altronde
baby-Hynes è partito da Houston con un’idea ben precisa: ottenere al più presto una bella bicicletta dalla Domino. Ora gli toccherà cominciare a pedalare, se non vuole (dis)perdersi in un batter d'occhio nei vicoli ciechi del complesso tracciato
indie. E, a quanto pare, ha tutte le carte in regola per indossare la maglia gialla senza neanche troppa fatica.