Sul versante garage, esordio convincente dei tedeschi The Magnificent Brotherhood. Dopo il fulminante episodio iniziale "Cracker", 11 tracce versatili e non ortodosse, a volte dagli accenti
jazzy, che evitano di cadere nei
clichés di un genere spesso un po' angusto e ripetitivo.
Il furore vocale e strumentale della traccia iniziale "Cracker" torna però con lo stesso impeto solo in "Old Tattoo". Il resto risponde ai dettami di un suono ben controllato, organizzato intorno a mille ricordi
sixties: dominato dalle tastiere di Erik Haegert, memori di
Doors, Question Mark & The Mysterians e… udite, udite,
Stranglers.
Ma ad essere evocata a sorpresa e con notevole eclettismo è anche la San Francisco dei
Quicksilver, attraverso i penetranti vibrati del chitarrista Kiryk Drewinski e i suoi soli efficaci. Edito dalla Magnificent Music di Berlino.