Singolare, ma non troppo, che nel 2010 a far notizia a cavallo tra le mai statiche onde dell'hype non sia un disco overprodotto e dal suono pulito e levigato, bensì quello di un bizzarro duo americano, dalla produzione quanto mai ruvida e frastornante. Ma si sa, all'hype non si comanda e non vi è barriera che tenga. E a volte, come in questo caso, il gioco vale la candela.
Sì, perché superato il pur non trascurabile e ostico limite rappresentato dall'abrasività chiassosa di chitarre pestate e riff in salsa semi-hardcore, questi Sleigh Bells finiscono finanche per affascinare.
Il beneplacito della scuderia di M.I.A., un tour con gli Yeasayer, e svariati demo circolanti da tempo per la rete, hanno reso prevedibile come un pacco già confezionato, il successo di Derek Millere e Alexis Krauss, due ragazzi provenienti da mondi sonori apparentemente distanti quanto congeniali e accativanti nel segno del rumore.
Ed è proprio il caos rumoristico che strizza l'occhio al noise, passando per punk, hardcore e metal, il punto focale di "Treats".
Millere, attraverso le succitate distorsioni chitarristiche miste a martellanti drum-machine e synth, iperattivi riesce a realizzare un assordante e assassino cocktail che trasmette un senso di frenetica urgenza e irresistibile aggressività ritmica. Ma, a rendere il lavoro più abbordabile e in fondo più gentile (volendo usare un eufemismo), provvede la graziosa vocina della Krauss, l'anima pop del duo.
Contrasto e fusione sono gli antipodici ma fondamentali termini che descrivono il percorso tracciato dai due nel corso delle undici velocissime tracce. La loro bravura sta proprio nell'avvincente alchimia che nasce tra il muro sonoro di lui e lo stile fresco e spensierato di lei. Come se entrambi portassero avanti i loro differenti passatempi e giochini adolescenziali lasciando che il ritmo per incanto faccia il resto, così che il tutto suoni magicamente articolato, incastonato in piccole gemme che sfuggono agili e smaliziate dall'elettro-pop á la Crystal Castles, all'r'n'b, all'hip-hop, al brioso soul à la Dirty Projectors passando per i pasticciati trambusti del noise-rock.
Rarissimi i momenti di pausa e respiro nei trentadue minuti di Treats. Lo sferzante affannoso incedere dell'iniziale "Tell ‘Em" tra frustate synth-guitar ed esplosioni in percussione contornate dalla quasi aliena e robotica voce di lei, è l'emblematico incipit del disco. E poi ritmi ossessivi quanto magnetici e appiccicosi, quasi danzerecci ("Kids", "A/B Machines") baraonde contorte e cibernetiche ("Riot Rythm", "Crown Of The Ground"), stralunati e avveneristici abbozzi hard-rock ("Infinite Guitars", "Treats"), furiose distorsioni synth-pop ("Rachel"), languide e sincopate ballate estremamente orecchiabili ("Rill Rill"). Roba per tutti i "gusti", roba da terzo millennio destinata se non altro a far discutere.
Perché in teoria questi Sleigh Bells suonano orribili e insopportabili, ma funzionano alla grande.