Perennemente innamorati della stagione
flower-pop, i responsabili della
label Fortuna Pop sembrano costantemente alla ricerca di band il cui nome evochi spudoratamente i loro idoli, ma gli svedesi Cocoanut Groove non usano metafore e citano senza pudore un brano dei Lovin’ Spoonful, ed è sicuramente una delle ragioni del loro ingresso in scuderia.
Dopo un esordio
self-released ricco di deliziose e malinconiche canzoni baciate dal sole, Olov Antonsson ha messo su una vera e propria band di sette elementi senza rinunciare a nessuna delle peculiarità stilistiche che ha reso un
cult il primo capitolo di questa avventura. Sempre devoto ai progenitori del folk-pop più che ai loro discendenti contemporanei, il cantautore riesce sorprendentemente a rendere cristallini e adorabili gli intrecci musicali pur senza rinunciare al
lo-fi in sede di registrazione.
“How To Build A Maze”, pur godendo della stessa freschezza e spensieratezza dell’esordio resta però troppo ancorato ai suoi schemi per poter interessare un pubblico più ampio di quello indie-pop
addicted, ed è un peccato perché al di sotto delle citazioni di
Byrds,
Zombies e
Donovan si cela un talento da non sottovalutare.
L’album resta comunque ricco di pregevoli dettagli lirici e d’arrangiamento: la tromba che addolcisce il ritmo
shuffle di “Afternoons”, il fascino bucolico dell’organo in “Prelude”, la tenacia armonica di “On A Monday Morning”, il
mexican flavour di “Colours” e l’estasi psichedelica di “Night Walk” sono comunque sufficienti per sottolineare la deliziosa scrittura di Olov Antonsson.
Resta purtroppo difficile individuare più di un elemento distintivo che faccia lievitare il tutto al di sopra della media dei revivalisti, o che possa imprimere una o più canzoni nella nostra memoria. Titoli come “The High Coast” e “A Secret Tune” possono anche riscaldare i nostri sensi per un attimo, ma difficilmente riusciranno a superare l’effimero piacere che questi quasi 27 minuti di musica riescono a comunicare.