Blooming Iris - Amondawa

2014 (autoprod.)
alt-rock, post-rock

Blooming Iris, quartetto romano formato da Nicolò Capozza, Daniele Razzicchia, Guglielmo Sacco e Andrea Orsini, nascono a fine 2010. Il loro primo Ep, “Field” (2012), ancora non rende merito delle loro capacità trasformistiche. Una maggior coscienza impreziosisce così la lavorazione del debutto lungo “Amondawa”.

Elettronica, ritmo forsennato e chitarra malleabile tengono alto il livello d’introversione e irrazionalità armonica in “Same Old Blood”. Anche la vocalità aliena si ritaglia spazi importanti, come in “Spleen”, impostata sulle scansioni della musica da rave ma con uno sviluppo imprevedibile di chitarra mariachi, poliritmo conturbante e gorgheggi svaniti. In “Raw” il ritornello esplode non tramite una classica distorsione di chitarra ma con una muraglia di tastiere polifoniche.

I rischi di leziosità in stile merseybeat di questo brano sono totalmente scongiurati poi nello scampanellio funereo di “Woodlack”, duetto marziano cantato nel vuoto, uno dei requiem dell’emo-core. La title track compie lo stesso tragitto ma in un unico brano: da armonie vocali a una rarefazione spinta fino a una trance sgolata.
Come se ciò non bastasse, i quattro si avventurano nella pittura sonora tout-court (“Be Spring”), con un piccolo e non pretenzioso calvario di un’oscillazione anemica tra brusii e riverberi subacquei.

Solo un pugno di canzoni più quiete e convenzionali - “Solipsist” scimmiotta dissennatamente i Franz Ferdinand - sciupano le innovazioni dell’opera, che riguardano un cosmo di suono fragile, instabile e rimodellato. Possiede una dimensione lirica ed enigmatica che si esprime in rapporti di volume e intensità, e ha nel canto elettronico (Capozza, anche autore dei testi) uno dei suoi punti di forza. Prodotto dalla band. Amondawa è il nome di un’antica tribù amazzonica che disconosce il tempo.

Tracklist

  1. Same Old Blood
  2. Spleen
  3. Raw
  4. Woodlack
  5. Be Spring
  6. NIM
  7. The Mirror Stage
  8. Solipsist
  9. NIM II
  10. Amondawa

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