Cunning Mantrap - Hazmat

2016 (FastBall Music)
alt-rock, hard-rock

Musica on the road, su una fiammante, cromata Harley. Biker-sound come quello che la Germania ama tanto negli ultimo anni. Nel solco della rinascita dell’hard-rock, il trio chitarra-voce-basso torna in studio due anni dopo il debutto dell’Ep “Dull Days”, gravitando di nuovo attorno alla sfera FastBall, madre e propaganda del neo-rock duro europeo.

Eppure, al contrario di quanto si potesse sospettare, la puzza di muffa non intasa i solchi di “Hazmat”: hard quel tanto che basta per dare spazio e sfogo a impennate acide e corrosive di alt-rock 2.0, una strada percorsa tra il classico sound Rainbow/Ronnie James e qualche ispirazione Queen Of The Stone Age, un grande lavoro tra arpeggi di chitarra, incursioni di basso oscuro, voce roca per un growl che più che offendere tende a stridere nevrotico, quasi nichilista. Così in apertura con “Red” per poi cambiare le carte in corso d’opera con brani come “Weary”, in cui tutto vira verso il grunge, segno tangibile che i Cunning Mantrap hanno molte ipotesi e ispirate tendenze da scoprire.

Ci si potrebbe aspettare la classica ballata da rock/opera, così non è, seppure la strada del melodico sia lambita in parte. Un disco decisamente ruvido, sempre e comunque. Solo in “Orange” tutto rallenta: una passeggiata all’interno di banchi di nebbia e sogni novembrini surreali e leggeri, quasi doom ma non doom, quasi ballad ma non ballad.
Nel gusto del tutto e nulla, la personalità del trio si manifesta track by track; quindi, se amate il rock duro ma non antologico, aperto a ipotesi e probabilità, “Hazmat” vi attende nel catalogo della label teutonica.

Tracklist

  1. Red
  2. Company 
  3. Play The Prophet
  4. Uncanny Volley
  5. A Light Have Should Have Shined
  6. Detox
  7. Weary
  8. The Past
  9. The Future II
  10. Orange
  11. Straight Outta Hand
  12. The Course Of The Leaden Tongue

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