Che questo "Concrete Vision" sia il prodotto sostanzialmente di una sola persona, il produttore berlinese Niklas Kramer, può risultare sorprendente quanto scontato. Da un lato l'estremo eclettismo dei generi evocati, un
mash-up vintage dai toni e dalle forme più disparate, dall'altro un'estetica sonora estremamente coerente, basata su un'elettronica "organica", con un generale effetto "synth-guitar", e una forte componente percussiva.
Il risultato finale può trovare un parallelo con i
Ducktails di Matthew Mondanile dei
Real Estate, ulteriormente diluiti da una collaborazione con
Wild Nothing, proiettati in una ricreata scenografia soul immersa nell'alone irreale creato dall'ormai ordinario - vedasi anche gli ultimi
Whitney - semi-falsetto di Kramer ("Morning Light").
In questo scenario, spiragli di luce di una soffice psichedelia di derivazione Laurel Canyon (la
title track), basi hip-hop ("Seasons"), movenze disco-soul ("07:41") trovano tutti un motivo unificante.
Il
songwriting segue linee molto orecchiabili ("Let Go"), senza trovare però spunti particolarmente originali, sfruttando spesso tracciati "standard" ("True Love"). Che abbiate o no già un disco dell'estate, "Concrete Vision" può esserne benissimo la raccolta di
B-side.