Lake Mary è il nome scelto dal chitarrista del Missuori Chaz Prymek per la sua carriera solista, iniziata in sordina nel 2011 con la produzione di una prima audiocassetta con appena tre brani. Oggi il progetto di musica tradizionale americana arricchita da elementi drone folk è andato avanti e può vantare - oltre a svariati Lp - la seconda collaborazione con la prestigiosa etichetta francese Eilean Records, specializzata in elettroacustica.
Lo stile di Prymek è chiaramente legato alle radici della musica americana, un
fingerpicking tra
roots-music e primitivismo che ha
John Fahey come padre tutelare.
Il nuovo “Koda” è soprattutto una raccolta di collaborazioni sparse dal 2012 ad oggi, tra le più fruttuose di un chitarrista da sempre affascinato dai paesaggi naturali della sua regione, in particolare i laghi e i fiumi delle Montagne Rocciose. Una musica che diventa colonna sonora della vita tradizionale perduta, inno alle radici autentiche, descrizione di un paesaggio sonoro reale e non artefatto dalla tecnologia (dalle citazioni di brani tradizionali fino all’abbaiare dei cani in “So Long Truman”).
Ne nascono torrenziali escalation sonore nei brani a due o tre chitarre, tanto ricche di note da far venire alla mente la
continuous music di
Lubomyr Melnyk, stavolta per chitarre. Questa è l’impressione delle stratificazioni di “Wolf’s Creek” (tre chitarre) e soprattutto di “So Long Truman” (due chitarre), brani che secondo dopo secondo riempiono ogni vuoto per trasformarsi in intensi e dinamici inni al primitivismo americano.
“Goya” è un altro punto di forza dove tecnica e un drone-folk ripetuto incessantemente si intercalano a un canto senza parole comprensibili, dove la voce diventa mero strumento sonoro capace di farci addentrare in paesaggi rustici e bucolici.
Quando Prymech rinuncia alle collaborazioni - “Meanwhile” e “Wasatch” - rallenta i ritmi alla ricerca di toni più pacati e riflessivi, con momenti che evidenziano una tecnica debitrice dei grandi chitarristi della tradizione americana legata ai canoni classici del
fingerpicking. “Dog Days” suona malinconica al limite del blues rurale del Mississippi, mentre "Junglessa" dà l'idea di essere registrata in piena notte in un bosco (il canto dei grilli in sottofondo).
Il flusso sonoro del progetto Lake Mary scorre senza momenti deboli, suonando come tradizionale ma allo stesso tempo capace di rinnovarsi con alcuni elementi (le registrazioni ambientali, la voce "strumento", la dinamicità e la ripetizione di
pattern di chitarra) che fanno sperare per una carriera di primo piano per il chitarrista statunitense.