Ritornano i Body Count di Ice-T con un album oscuro e micidiale: "Carnivore" è ispirato dalle problematiche sociali inaspritesi negli ultimi anni. L'album è quindi aggressivo e graffiante, intriso di un rancore che però talvolta dal punto di vista lirico risulta un po' eccessivo, apparendo più uno sfogo che un crudo ed efferato spaccato della violenza dell'attuale società statunitense.
Stilisticamente il disco si riallaccia soprattutto agli anni 80 dello speed-metal, del thrash-metal e dell'hardcore-punk, e poi al groove-metal anni 90 con dei
midtempo trascinanti. Rispetto al precedente "
Bloodlust" l'impianto tecnico si fa tendenzialmente più compatto, mentre le atmosfere sono un po' più sulfuree, ma sostanzialmente non ci sono grosse variazioni e il timbro del gruppo è immediatamente riconoscibile. Oltre a quella musicale, viene riproposta anche la stessa formula concettuale, con ospiti e cover azzeccate ad arricchire la selezione di brani.
Una nota curiosa è che il chitarrista Ernie C, compositore storico, non firma nessuna delle canzoni, ma ciò non inficia il marchio di fabbrica del gruppo.
Tra i momenti più convincenti ci sono innanzitutto le
slayeriane "Point The Finger", in cui è presente come ospite al microfono Riley Gale dei Power Trip, in un duetto feroce in cui alterna il suo
growling al rap urlato di Ice-T (purtroppo Gale è deceduto nell'agosto 2020), e "Bum-Rush", immediata, secca e raggelante.
"Ace Of Spades" è una riuscita cover dei
Motörhead, impetuosa e travolgente, in particolare nell'interpretazione dell'ottimo assolo e nel carisma di Ice-T al microfono. Un'ulteriore cover è "Colors", questa volta dalla discografia solista dello stesso Ice-T: il risultato è potente e orecchiabile, soprattutto nell'urlo lancinante di chitarra dell'assolo.
Nella seconda metà dell'album, si fa notare anche "No Remorse", oscura, granitica e vagamente
korniana, e il tributo agli Slayer di "Thee Critical Breakdown", il cui testo è una sarcastica parodia della violenza gratuita.
Tra gli altri ospiti ci sono Jamey Jasta degli Hatebreed, che fa giusto una trascurabile comparsata nel pur complessivamente buon ritornello di "Another Level", una canzone lenta e cadenzata ma al tempo stesso disperata e alienante, come in un mix tra
Black Sabbath e tardi
Sepultura, e Amy Lee degli Evanescence, che mostra il suo talento espressivo nell'alternative-metal di "When I'm Gone", che dismette (in parte) la rabbia violenta della protesta politica con un testo incentrato invece sull'affetto per i propri cari, ispirato dall'omicidio del rapper Nipsey Hussle avvenuto nel marzo 2019. Quest'ultimo pezzo è forse l'apice dell'album, non solo per l'efficacia melodica e per la suggestività del testo ma anche in virtù del suo variare gli schemi rispetto gli altri brani.
L'album è relativamente breve: 36 minuti in 10 canzoni (più una
bonus track) che scorrono agevolmente.