Helena Deland - Goodbye Summerland

2023 (Chivi Chivi)
alt-folk, songwriter
Il lutto è materia lirica che non necessita di particolare ricchezza sonora. Nell'intimo della sua elaborazione, può avvalersi di sparse note di pianoforte, qualche accordo di chitarra e pochi interventi di fiati per affidare il proprio messaggio. Quantomeno questa è la strada scelta da Helena Deland per sviluppare il nucleo di canzoni che compongono “Goodbye Summerland”, secondo album incentrato sulla morte della madre. Alla vibrante natura di “Someone New”, sorretta da eleganti fraseggi elettronici e un approccio sonoro sottilmente meticcio, la composta pacatezza del nuovo ciclo di brani contrappone l'essenzialità della narrazione, il dolore di un'anima che apprende e lentamente accoglie il peso dell'assenza, dell'irrimediabile. Esperienze universali, che la ferma intensità dell'autrice canadese suggella con essenziale perseveranza.

Proiettata verso un doloroso lirismo che la avvicina ai risultati della migliore Alela Diane, Deland si fa tramite di un quotidiano spezzato, vissuto attraverso frammenti di un'esistenza in progressivo adattamento, pronta a chiedere l'impossibile (i radi arpeggi di “Who I Sound Like” sorreggono il desiderio di un dialogo inattuabile), ora a ravvivare il fuoco di una memoria che diventa materia essenziale, pane per un'anima stravolta dall'assenza (i lievi field recording che sorreggono i docili richiami infantili di “Swimmer”).
Non che vi sia niente di turbolento nel disco, anche nei rari passaggi che si aprono a contributi ritmici (“Spring Bug” in pieno assetto rock con le sue pause e ripartenze) non vi è spazio per la rabbia, per trattative drammatiche: più dettate dall'esigenza di mettere nero su bianco l'evoluzione del proprio cordoglio, le canzoni sono mosse da un'energia strisciante, una determinazione che sa farsi ascoltare senza mai alzare la voce.

Poco importa che i messaggi rimangano velati da un'aura indefinita, contenuti in frammenti di una relazione troncata dalla memoria: nella parziale incomunicabilità di un rapporto che ormai non vive più nell'attualità, Deland sa essere sfuggente e concreta allo stesso tempo, si trasferisce interamente nella propria voce, perdendosi nella natura, che la accoglie come madre sostituta (“Bright Green Vibrant Grey”), ma sapendo trarre tutto il vantaggio dell'ieri per applicarlo all'amore che il domani saprà portare (le commosse auto-armonizzazioni che accompagnano le linee melodiche della conclusiva “Strawberry Moon”).
A poco possono servire qui grandi slanci sonori, raffinate striature elettroniche. Decisa finalmente ad abbracciare il giorno che verrà, con uno sparuto manipolo di musicisti capitanati dal produttore Sam Evian, Helena Deland schiude le pagine del suo diario personale, prima di chiuderle, forse per sempre. Sua madre non sarà mai un ricordo sbiadito.

Tracklist

  1. Moon Pith
  2. Saying Something
  3. Spring Bug
  4. Bright Green Vibrant Grey
  5. Drawbridge
  6. Roadflower
  7. The Animals
  8. Who I Sound Like
  9. Swimmer
  10. Night Soft As Silk
  11. Strawberry Moon


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