Helena Deland

Someone New

2020 (uminelle) | alt-folk, pop, rock

Un Ep e una serie di singoli avevano già svelato le grazie di Helena Deland. Sono serviti però quattro anni alla cantautrice canadese per trovare una cifra linguistica e sonora più definita. Il risultato è “Someone New”, un progetto che riesce a tenere fede al proprio titolo, offrendo un campionario stilistico più eterogeneo di quello più tipicamente alt-folk che emergeva dalle prime incisioni in stile Elliott Smith.
Aspre, oscure, infettate da loop e groove, le tredici tracce dell’album sono tenute insieme da un senso di malumore e sofferenza, nonostante il carattere mutevole della sonorità messe in gioco da Helena Deland.

Dietro l’esordio dell’autrice canadese c’è un cospicuo sforzo produttivo, condiviso dal musicista e produttore di musica elettronica Valentin Ignat e dal più noto Gabe Wax (War On Drugs, Adrianne Lenker), con un breve intervento di Jake Portrait (bassista della Unknown Mortal Orchestra) nel brano “Lylz”. Ed è proprio negli arrangiamenti elaborati e grevi che risiede gran parte del fascino dell’album: la voce non prende mai il sopravvento, Deland privilegia una sensualità psichedelica alla Hope Sandoval (“Fill The Rooms”) o un tono etereo alla Susanne Vega prima maniera (“Mid Practice”), dando così spazio a una spiritualità pagana che ancora una volta richiama Elliott Smith.

Le canzoni alternano spavalderie a insicurezze, passando con agilità da toni acustici a fibrillazioni elettroniche con interessanti soluzioni ritmiche che stimolano stati onirici e bruschi risvegli.
Anche i testi sono immersi in un’atmosfera melodrammatica quasi opprimente, per fortuna l’autrice evita esasperazioni e toni grotteschi restando amabilmente confidenziale anche nelle pagine più crude (“Truth Nugget”), commovente senza versare lacrime, poetica senza ricorrere a rime e ingiurie.
“Someone New” è un album che gioca con le ombre e i chiaroscuri, adagiandosi su groove stile Portishead (la title track), graffi elettronici pronti a evolversi verso ritmi pop decadenti (“Dog”), per poi crollare esangui su pochi accordi spettrali e una voce simile a un bisbiglio (“Clown Neutral”). Ed è in questo alternarsi di respiro e asfissia che si muovono le oscure e intime ballate di “Someone New”: aride (“Seven Hours”), melodicamente autosufficienti nella loro semplicità (“Fruit Pit”), spesso preda dell’incertezza (“The Walk Home”) e perfino rasserenanti (“Comfort, Edge”).
Una lieve spavalderia pop in salsa elettro-soul (“Pale”), ardite strutture d’arrangiamento (“Smoking At The Gas Station”) e l’inatteso ottimismo del pregevole omaggio all’amicizia femminile di “Lylz” completano un quadro d’insieme alquanto stimolante.

Helena Deland ha preferito il sospiro all’urlo, l’oscurità alla romantica melanconia, temperando in parte l’impatto emotivo dell’album, una prova di maturità e di complessità espressiva che, se ben coltivata (una scrittura più solida e un briciolo di grinta), potrà dare altri interessanti frutti in futuro. Nel frattempo, “Someone New” guadagna senza sforzo tutta la nostra attenzione.

(07/11/2020)



  • Tracklist
  1. Someone New
  2. Truth Nugget
  3. Dog
  4. Fruit Pit
  5. Pale
  6. Comfort, Edge
  7. The Walk Home
  8. Seven Hours
  9. Smoking At The Gas Station
  10. Lylz
  11. Mid Practice
  12. Clown Neutral
  13. Fill The Rooms




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