Adrianne Lenker

Songs/Instrumentals

2020 (4AD) | alt-folk

Un giorno ci ritroveremo a raccontare di questi tempi dominati dalla paura, dalla solitudine, dalla follia, dalla paranoia, forse troveremo il coraggio per andare avanti senza farci avvelenare dalla conflittualità sociale e dall’indifferenza umana. Avremo senz’altro bisogno di un ausilio e di un conforto, un aiuto che può venire solo dall’arte, da quel bisogno di bellezza, fiducia e realtà capace di lenire il dolore fisico e la sofferenza spirituale. Conserveremo perciò con cura il delizioso diario intimo pubblicato da Adrianne Lenker.

Accantonato momentaneamente il capitolo Big Thief, l’artista americana riscopre la fragilità del folk acustico e una genuinità espressiva più intima e personale di quella ostentata nei due eccellenti esemplari alt-folk/slowcore realizzati con la band (“U.F.O.F.” e “Two Hands”).
Pur priva dell’eccellente apporto dei fedeli compagni di viaggio, Lenker regge abilmente il carico emotivo e artistico di questo nuovo progetto, diviso in due capitoli ben diversi ma complementari: “Songs” e “Instrumentals”.

Facile ricadere in valutazioni ricche di luoghi comuni su operazioni come questa messa in atto dalla musicista americana: la scelta di registrare su nastro con un Sony Walkman (con sovraincisioni aggiunte con un registratore a otto tracce), il tenere fermamente al centro della scena sonora la chitarra acustica esplorandone le infinite variabili tonali e armoniche, il linguaggio meno aspro e drammatico di quello sperimentato con “U.F.O.F.” sono canovacci espressivi che nascondono molte insidie. Tutte abilmente eluse, per fortuna, grazie a una qualità della scrittura sempre alta e a un flusso di suoni apparentemente naturali (pioggia, vento, rumori meccanici), che regalano al progetto una dimensione confidenziale e intima, coinvolgente, sincera.
Lenker si sveste delle sonorità più voluminose e trendy dei Big Thief: il suono della chitarra si insinua nelle increspature melodiche e nelle incertezze liriche, tipiche di composizioni frutto d’improvvisazione e spirito creativo situazionista.

“Songs”, “Instrumentals”, due titoli che nella loro semplicità anticipano tutto quel che c’è di affascinante in questi undici canzoni e due strumentali, i racconti di Lenker sono anche questa volta pieni di amore e morte, di felicità e solitudine. Da questo dualismo non sono esenti né il vivace singolo “Anything”, che con le sue tribolazioni dei rapporti familiari e gli incisivi arpeggi chitarristici ha anticipato la pubblicazione dei due album, né la delicata ballad alla Joni Mitchell “Not A Lot, Just Forever”, una robusta confessione in bilico tra affetto e malvagità, romanticismi e rancori.
Pur rinfrancati dal suono lo-fi di “Songs”, molti fantasticheranno sulle potenzialità di alcune canzoni nelle mani della band. Le originali e crude sembianze acustiche di “Ingydar” sono tra le più intense mai scritte dalla Lenker e il lento distillar di note e rumori naturali dai toni sinistri e gothic di “Come” si staglia al vertice della vena creativa dell’autrice, e immaginare il tutto ammantato dalle sonorità dei Big Thief è un desiderio legittimo, che scaturisce anche dalla magia di una voce sognante e straziante come non mai.

I due album di Adrianne Lenker sono la voce della realtà quotidiana e della semplicità. Sono parole di conforto per anime sensibili che bramano di uscire fuori dall’oscurità dell’incertezza. Non è dunque strana la brama di voler affidare potenziali sogni e fantasie alla cristallina e complessa sequenza di accordi di “Zombie Girl”, al rigore melodico di “Dragon Eyes” e al cantilenare onirico di “Heavy Focus”, canzoni che farebbero la fortuna di molte cantautrici in erba e che Adrianne sembra creare con una schiettezza che lascia senza fiato. La stessa schiettezza che, nonostante il meno tipico canovaccio strumentale, illumina i lunghi brani di “Instrumentals”. Sono due intriganti insiemi di accordi di fingerpicking, canti d’uccelli, oziose atmosfere pastorali, virtuosismi gentili alla Nick Drake, arricchiti dal suono dei wind chimes, dal rumore della pioggia e dai fragili riverberi del plettro sulla chitarra.
“Music For Indigo” e “Mostly Chimes" non sono esternazioni ambient dalle forti accentazioni cerebrali, ma un valido complemento a quell’esigenza di meditazione, di riflessione e di pace di cui tutti oggi sentiamo un urgente bisogno. E anche se nessun medico vi prescriverà questa cura, abbiate fiducia, in pochi attimi libererete la vostra anima dalle negatività e il vostro corpo dalle fatiche del giorno.

Attenzione: è fortemente sconsigliato l’uso di farmaco/musica equivalente, nulla potrà restituirvi benessere più del nuovo doppio progetto di Adrianne Lenker.

(31/10/2020)



  • Tracklist
Songs

  1. Two Reverse
  2. Ingydar
  3. Anything
  4. Forwards Beckon Rebound
  5. Heavy Focus
  6. Half Return
  7. Come
  8. Zombie Girl
  9. Not A Lot, Just Forever
  10. Dragon Eyes
  11. My Angel
  12. Red Leaves, Falling (Japanese Bonus Track)

Instrumentals

  1. Music For Indigo 
  2. Mostly Chimes






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