Big Thief

U.F.O.F.

2019 (4AD) | alt-americana, slowcore

Preparato dall'uscita dello scorso anno del disco solista di Adrianne Lenker, da cui questo "U.F.O.F." mutua un paio di brani, il nuovo dei Big Thief si colloca ormai, anche solo a pochi giorni dalla sua uscita, come "stato dell'arte" dell'Americana contemporaneo. L'esperienza scarnificata del già riuscito "abysskiss" si trasferisce nell'opera più Kozelek-iana della band, quasi del tutto scevra dell'"alt-Americana" alla Wilco degli esordi (se non per la disimpegnata confidenzialità, molto Tweedy-iana, di "Century" e per l'avventuroso chooglin' di "Strange") e più improntata a ripercorrere le gesta del bardo dell'Ohio - dai disperati, funerei riverberi elettroacustici in stile Red House Painters di "Open Desert" e "Contact" alle abbacinanti aperture Midwest, in stile "Ghosts Of The Great Highway", di "Cattails". Fino ad arrivare a brani propriamente slowcore, come nei Low di "Jenni".

Su tutto svetta l'interpretazione e la scrittura di Adrianne, vera frontwoman atipica con questa voce esile, ma incredibilmente versatile: su ottave mascoline nel sussurro di "Betsy", o in un leggero vibrato nel country di "Orange", è soprattutto la corrispettiva versatilità emotiva della sua espressività vocale a renderla una delle interpreti più caratterizzanti in circolazione.
Dall'altra parte, il contributo di arrangiamento rimane su un canovaccio piuttosto contenuto e misurato, si potrebbe dire "sintetico": non si sfiorano mai le progressioni strumentali dell'ultimo The Amazing, se non in "Contact". Si potrebbe discutere se i due brani presi da "abysskiss", "From" e "Terminal Paradise", subiscano un trattamento sostanziale, e la risposta è "probabilmente no", ma non è neanche questo l'intento della band. Significativo è il contributo alla batteria, che rimane sempre presente ma come sullo sfondo, come un amico che sa quando farsi sentire e quando è meglio il contrario.

Si tratta in un certo senso del miglior accompagnamento possibile alle fragili e intime confessioni della Lenker, dedicate a un immaginario "amico UFO" e ricolme di riferimenti obliqui e immagini pregnanti ("Vacant angel, crimson light/ Darkened eyelash, darkened eye/ The white light of the living room/ Leaking through the crack in the door", "Driving through the night/ Rings of crystal, crystal light/ Every gulp of the warm suburb air/ Betsy's auburn, auburn hair").
In generale, un album per niente immediato, basato su una scrittura dagli spunti melodici esili quanto la voce di Adrianne, ma che rimarrà a lungo come punto di riferimento per l'Americana contemporanea.

(08/05/2019)



  • Tracklist
  1. Contact
  2. UFOF
  3. Cattails
  4. From
  5. Open Desert
  6. Orange
  7. Century
  8. Strange
  9. Betsy
  10. Terminal Paradise
  11. Jenni
  12. Magic Dealer
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