INUNDAREMOS - Tanquemante

2026 (Registro movil)
chamber folk, indie-folk, shoegaze

Nemmeno il tempo di vedere “Echaremos el Cielo Abajo a Patadas” dei teodioteodio sfumare via dalla nostra home page, che è già tempo di presentare una nuova band cilena, anche questa volta con un voto importante. Anche questa ascritta alla ribollente nueva escena cilena che tanto sta facendo parlare di sé in giro per il mondo – si tratta di un contenitore più geografico-attitudinale che di un vero e proprio genere, difatti ciascuna formazione ha peculiarità e inclinazioni proprie.
Ma veniamo agli Inundaremos, con questo loro nome così epico e importante, che in italiano possiamo tradurre come “inonderemo”… va da sé, di emozioni. Se l’acqua è l’elemento evocato dal nome della band, il titolo del disco richiama invece il fuoco. “Tanquemante” è una sorta di crasi tra tanque e quemante, serbatoio in fiamme.

 

Bastano i sessantadue secondi dell’introduzione “Intromision” e il brano successivo a collocarli su un piano cartesiano delle influenze. Uno sfarfallio elettronico, poi un arpeggio di acustica di segno positivo ed ecco spuntare anche distorsioni e coretti di folk gran-familiare, infine gli immancabili fiati a gonfiare il tutto di epica emozionale. I primi Arcade Fire (e derivati) sull’asse delle ascisse dunque… tutto l’universo indie pop C86 su quello delle ordinate ci indicano l’avvento della voce cremosa e incline alle confessioni di Francisca Fuenzalida appena inizia il suo racconto di un cuore ferito a morte di “Sangre viva”.
Ovviamente, come tutti i compagni di scena, anche gli Inundaremos ci tengono a rimarcare influenze locali, provenienti soprattutto dagli anni Ottanta, come Los Prisioneros ed Electrodomésticos, inglobando inevitabilmente nel loro sound shoegaze e post-punk.

 

Come anticipato, le canzoni degli Inundaremos sono spesso popolate da cuori trafitti, occasioni mancate e perdita, però il loro approccio è sempre lieve, giocoso. Come succede nella loro prima piccola hit “3300”. Tra violino, violoncello e ottoni, debitamente inzuppati in una bagna shoegaze, il brano parte come una polketta vivace, per poi sfociare nel dolente refrain “que me quiero quedar” (“voglio restare”). In “Nota Clara”, invece, Vicente Reyes (anche violinista) alza finalmente il volume delle chitarre e si produce in una bella cavalcata nervosa. L’altro numero shoegaze del lotto è certamente “8veces”, pur con dei gradevoli popcorn di tromba sullo sfondo e una rincorsa pianistica a enfatizzare la seconda metà.

 

Tra “100mts”, melanconico brano sulla distanza emotiva che a poco a poco diventa la scorribanda indie-folk più coinvolgente di questo debutto, e una “Abyecta” cupa e strisciante, ma suadente, che ci invita a esplorare i meandri della personalità per cui si prova vergogna, la scaletta avanza senza perdere colpi. Evidenziare un episodio davvero debole rappresenterebbe un inutile accanimento.
Così come succede per gran parte dei gruppi della nueva escena, anche gli Inundaremos non si limitano a un’aromatizzazione andina dei generi che esplorano. Li reinterpretano invece con decisione, piegandoli alle loro esigenze.

25/05/2026

Tracklist

  1. Intromisión
  2. Sangre Viva
  3. 3300
  4. Nota Clara
  5. 100mts
  6. Bloqueos al Trazar
  7. 8veces
  8. Abyecta
  9. Peor Versión
  10. Letargo
  11. Relicario
  12. Semblante
  13. Si algo pasa juraría que la culpa es toda mía

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