Kneecap - Fenian

2026 (Heavenly)
grime, Uk hip-hop
Sembra passato un lungo lasso di tempo da quando gli irlandesi Kneecap conquistarono il titolo di disco del mese di OndaRock. In verità solo due anni dividono "Fine Art" dal nuovo progetto "Fenian", ma quello che è successo nel frattempo ha cambiato le sorti della band, eletta dal pubblico come una delle formazioni più interessanti dell'ultimo periodo, soprattutto per i potenti risvolti sociali e politici dei loro testi, ma anche per l'originale commistione tra hip-hop e tradizione musicale irlandese.
Incriminati per aver esposto durante un concerto a Londra una bandiera a sostegno di Hezbollah, i nordirlandesi sono stati al centro di discussioni e di attacchi gratuiti. Archiviate le accuse (la bandiera era stata gettata sul palco da una persona del pubblico), i Kneecap si sono esibiti nel 2025 al Coachella e al Glastonbury Festival, nonostante alcuni tentativi da parte di politici di impedirne le performance.

Con toni espliciti e senza timori, i musicisti hanno ribadito la loro posizione, affermando che quello che sta accadendo in Palestina è un genocidio, sottolineando senza riserve che molti ebrei sono a loro volta indignati per l'aggressione al popolo palestinese. Allo stesso tempo, non hanno lesinato critiche al governo inglese per la subdola complicità nel feroce massacro, condannando anche i terroristi palestinesi.
Staccare per un attimo la spina e concentrarsi sulla musica è stata una scelta quasi necessaria per i Kneecap: il rischio era quello di focalizzare l'attenzione del pubblico più sulle polemiche create dalle loro esibizioni, che non sui reali meriti artistici di "Fine Art", legati sia alla sprezzante ironia dei testi che alla peculiarità musicale della proposta, qualità che "Fenian" conferma e amplifica con toni ancor più mordaci.

Prodotto dal sempre efficace Dan Carey, il nuovo album dei Kneecap resta allineato al rap britannico, alternando a ritmi incalzanti in stile Beastie Boys/Eminem le movenze sinuose del trip-hop alla Massive Attack/Portishead.
Il tono barricadero del synth-rap "Liars Tale" (con tanto di campionamento dei T-Rex) e il cupo groove di “Carnival” sono i due esemplari più diretti e avvincenti di quanto sopra accennato. Al centro delle invettive il primo ministro britannico e un giudice del processo contro Mo Chara (uno dei tre membri del gruppo).
Pur non scevra dall'importanza dei contenuti, la qualità di "Fenian" è conforme alle attese: il graffio acid-house di "Big Bad Mo" e l'incisivo drum'n'bass di "Headcase" evocano i migliori Prodigy, mentre è possente e rozzo l'hip-hop di "Smugglers & Scholars". Il sofferto punk-rap di "Palestine", nel quale il gruppo interagisce con uno dei protagonisti della scena hip-hop araba, Fawzi, è come una lama affilata che lascia un segno deciso.

Móglaí Bap, Mo Chara e DJ Próvaí procedono senza indugio nella personale riformulazione del rap irlandese, scavando in meandri tematici e sonori più introspettivi ma egualmente dolenti. Lo storico conflitto tra cattolici e protestanti è al centro del passo più felpato e riflessivo di "Occupied 6", mentre alle dondolanti e psichedeliche sonorità di "Cocaine Hill" (ospite Radie Peat dei Lankum) i Kneecap associano riflessioni sulla società contemporanea in preda a sfrenate esigenze edonistiche.
Da questa fase più intimista viene fuori l'inatteso tono malinconico dello splendido duetto con Kae Tempest in "Irish Goodbye": una sofferta riflessione sul suicidio della madre di Móglaí Bap, un brano che eleva ulteriormente la qualità di "Fenian", sottolineando l'abilità del trio nel saper varcare i confini sia musicali che tematici.

L'esuberante e ironica invettiva contro l'Inghilterra a tempo di gangsta rap di "An Ra" e il trascinante ritmo della title track, che mette insieme il linguaggio rap con i canti di ribellione folk (i Fenian sono una mitologica figura guerriera irlandese), saranno senz'altro tra i momenti più coinvolgenti delle future esibizioni live del gruppo, ma il vero pregio di "Fenian" è quello di restituire al rap, al pari dei Public Enemy o di Eminem, una dignità espressiva che questa volta convincerà anche i non fautori del genere.




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