Sempre più pesanti e sempre più lontani. Potrebbe essere questo l’obiettivo che gli occitani Slift si sono prefissi prima di entrare in studio per la realizzazione di “Fantasia”, capitolo quattro della loro discografia.
Il loro viaggio space rock ha avuto inizio con “Ummon” del 2020, cambio di rotta non imprevedibile dopo un esordio ben radicato su un suolo psych-garage, ma comunque intitolato “La planète inexplorée”. Per poi continuare con il successivo, potentissimo “Ilion” del 2024.
Questo nuovo “Fantasia” ci dice subito due cose. La prima è che gli occitani Jean Fossat (chitarra e voce), Rémi Fossat (basso e voce), Canek Flores (batteria), a tornare sulla terra non ci pensano proprio. La seconda è che vogliono fare più rumore che mai, lambendo con chitarre e voci territori metal finora inesplorati – si pensi, per esempio, al riff heavy metal della scatenata “The Day Of Execution”.
Tra squarci inter-dimensionali aperti dalle tastiere e chitarre che saettano tra i detriti spaziali, sono gli otto, epici minuti della title track a rimetterci in contatto con l’astronave Slift. Una volta imbarcati, è su “Corrupted Sky” che i francesi portano i motori del loro juggernaut al massimo, scatenando una tempesta ritmica e lanciando verso le stelle assoli scomposti e flanger psichedelici.
Una “The Village” tesa e immaginifica, cantata come un poema omerico, e una “Secret Mirror” fluttuante e trasognata, increspata solo a tratti da fulmini chitarristici, aggiungono varietà e colpi di scena al racconto.
Anche questa volta una produzione pulita e una tecnica immacolata non sembrano essere le priorità del trio di Tolosa, che punta invece tutto su violenza, frastuono, capacità di evocare immagini e urgenza espressiva.
15/06/2026