PORT SLEEP - As Long as This Warmth Remains

2026 (Seil Records)
ambient

Che la diffusione della musica ambient abbia raggiunto, negli ultimi anni, volumi preoccupanti, penso, ne siamo tutti consapevoli; e buona parte degli episodi rimangono soprassedibili florilegi di scricchiolii disseminati su lunghi pad tirati allo sfinimento con la scusa della contemplazione o della meditazione trascendentale – che poi magari chi la fa medita davvero, ma chi la ascolta finisce a pensare soltanto alla lista delle proprie meschine faccende quotidiane (ho di nuovo scordato il basilico).

Ma non è così che l’avevano pensata Satie e Eno? E per certi versi anche John Cage, che preferiva l’imprevedibilità del traffico ai tentativi semantici e metaforici di una sonata? Una musica evocativa che non abbia niente da dire – e dunque lo dice, così che rifiutando d’esserlo sia poesia come serve a noi, che proprio oggi non possiamo soffrire sulle nostre anime lo sforzo pedagogico sperticato di un altro artista impegnato.

I concetti si sfasciano, i simboli si liquefano, come scritti versando troppo inchiostro, i paesaggi si svuotano di particolari, e più che il barocchismo lirico del trapuntare il silenzio con innumerevoli accorgimenti sonori, viene l’incommensurabile, l’inesprimibile, il respiro di una ignota natura.

Per citare un vecchio maestro, “non mi piace la musica drammatica, preferisco il vento”; potrebbe essere questo il motto della Seil Records, che per sua stessa ammissione si definisce “un collettivo di artisti di musica elettronica che si sobbarca il difficile compito di fare del mondo un posto più ottimista”. All’interno delle sue pubblicazioni troviamo nomi noti come Joggin House, KMRU, Lamasz e Thme, che hanno contribuito con opere notevoli a fare del catalogo della casa discografica un piccolo tesoro d’insensata leggera bellezza.

Port Sleep è l’ultimo arrivato, con un lavoro sensibile e quieto, la sua terza uscita, che rafforza il suo timbro caldo e nostalgico, teso come un’amaca tra speranza e malinconia. Potremmo tradurre il titolo dell’album come “fino a quando questo conforto resisterà”, considerando del calore umano quella trascendenza esistenziale che è sentimento di addio e riconoscenza assieme, di contemplazione di una forza soverchiante alla quale non si può resistere e consapevolmente, senza resistenza, ci si abbandona.

Gli otto brani si muovono evolvendo lentamente e impercettibilmente da discreti arpeggi di chitarra elettrica, che riverberano come cerchi nell’acqua fino a sparire; il consapevole rumore di fondo costruito su campionamenti e manipolati field recording, ma anche su una sensibilità lo-fi tipica di questi progetti, arrotonda il suono, ne smussa le asprezze e ne fa un unico flusso, imperturbabile, nel quale specchiarsi. Il riflesso dell’ascoltatore si porta grandezze filosofiche e piccole cose, che la corrente elettrica fa scivolare via e sfociare là, in un mare freddo che tutto tace e tutto parifica.

“Wilful Vagueness”, vaghezza intenzionale, dalla quale non si può che rimanere affascinati; una musica dai colori tenui, dai volumi rarefatti delle albe gelide, e dai rumori di case imbarcate dal peso del cielo. Dentro quelle case viviamo noi, e questo è il suono del nostro sovrappensiero quando ci accorgiamo, tra le altre cose, che il giorno sta passando e non sappiamo bene perché.

03/06/2026

Tracklist

  1. 1. Wilful Vagueness
  2. 2. Strands
  3. 3. Pier No. 7
  4. 4. Fog-Loom
  5. 5. A Window with a Light Shining
  6. 6. Hunched Houses
  7. 7. Faintly Coloured Longing
  8. 8. Sign of Rescue