KURT VILE - Philadelphia’s Been Good To Me

2026 (Verve)
alt-rock, folk-rock

Più che una parabola discendente è stata una crisi d’identità, quella  che ha fatto seguito ai due album più riusciti del cantautore americano, nonché ex membro dei War On Drugs, Kurt Vile. I due progetti pubblicati nel 2011 e nel 2013, “Smoke Ring For My Halo” e “Waking On A Pretty Daze”, hanno avuto il pregio di mettere in luce la complessità espressiva del musicista, ruvida e potente ma anche pigramente riflessiva, ma i segnali discontinui della produzione successiva hanno relegato la carriera dell’artista ad una costante indolenza che, pur senza cedimenti, sembrava destinata ad una onesta routine.

 

Il nuovo album,“Philadelphia’s Been Good To Me”, non sfugge ai cliché del cantautore americano, ennesimo saggio poetico lievemente scomposto, come se fosse stato elaborato durante un flusso di memorie e sensazioni dai contorni mai ben definiti, eppur non privi di sprazzi di luce e colore, che in questo caso funzionano più del solito. Sarà la natura più personale delle liriche, o una più ampia prospettiva stilistica che omaggia la tradizione musicale di un luogo ben definito, l’opera è ispirata alla città natale Philadelphia, ma Kurt Vile non è mai stato cosi arguto e passionale come in questo nuovo capitolo discografico.

Nel disco di ricordi del musicista c’è ovviamente spazio per le fulgide pagine alt-rock lo-fi condivise con i War On Drugs (“Change To Bleed”), ma anche per il raffinato pop-soul del duo Hall & Oates (“Every Time I Look At You”), il tutto  elaborato con uno stile a metà strada tra Neil Young , l’ipnotica “99th Song”,  e Todd Rundgren , la splendida messa in scena a base di synth di “Philly’s Been Good To Me”.

“Philadelphia’s Been Good To Me” è un disco che scorre con fluida avvenenza ma anche con un’irriverenza che lascia spazio ad emozioni genuine, emozioni presenti anche nell’unica traccia dove la voce di Kurt scompare per lasciar spazio ad un raffinato e sobrio intreccio strumentale (“Piano For Sarah”), un brano che serve anche ad introdurre la lunga cavalcata finale di “Avalanche Of Snow” dove allo scintillio del glockenspiel fa eco una melodia vellutata e solare, perfetta rappresentazione della chimica musicale dell’autore americano.

 

Quanto appena  descritto potrebbe suscitare in alcuni il dubbio che Kurt Vile abbia peccato di presunzione o che si sia misurato con un racconto generazionale e musicale complesso, per fortuna ironia e disincanto non sono mai mancanti al musicista, abile nel mascherare sonorità minimal-classic dietro accordi jangle-pop (“Holiday OKV”), ma anche nel discernere delle storiche virtù di una realtà storica come Philadelphia, con un candore ed una vitalità musicale contagiosa e scintillante (“You Don’t Know Cuz It’s My Life”).

L’incastro tra melodie affabili e una sezione ritmica semplice ma mai ordinaria è l’arma più efficace di Kurt Vile , e già dalle prime note dell’album, il cristallino folk-pop di “Zoom 97” e la nostalgica ballata dove rivivono scampoli di CSN&Y e Modern Lovers “Rock ’O’ Stone”, è palese che l’ispirazione ha nuovamente baciato in fronte l’autore e non mi sorprenderebbe se in molti celebreranno “Philadelphia’s Been Good To Me” come l’album più completo di una pur lunga carriera, soprattutto per la capacità dell’autore di condensare tutte le voci della sua città, dal country al soul, diradando anche quella sottile nebbia che non rendeva giustizia alle ultime opere dell’artista.

05/06/2026

Tracklist

  1. 1. Zoom 97
  2. 2. 99 BPM
  3. 3. Rock O' Stone
  4. 4. You Don't Know Cuz It's My Life
  5. 5. Chance To Bleed
  6. 6. Philly's Been Good To Me
  7. 7. 99th Song
  8. 8. Red Room Dub
  9. 9. Holiday Okv
  10. 10. Every Time I Look At You
  11. 11. Piano For Sarah
  12. 12. Avalanches Of Snow