YHWH NAILGUN - Magazine

2026 (4ad)
experimental rock, no wave, post-industrial

Undici minuti. Dieci tracce. Con “Magazine”, i newyorkesi YHWH Nailgun hanno fatto qualcosa di più radicale che scrivere canzoni: hanno messo in discussione la forma stessa dell’album. E lo hanno fatto con una densità che sfida ogni logica di mercato, confezionando episodi (tutti sotto i due minuti) che pesano come macigni in un’opera che si esaurisce prima che si possa dire “sto iniziando a capire dove vuole arrivare”.

Il quartetto composto da Zack Borzone alla voce, Saguiv Rosenstock alla chitarra, Jack Tobias ai synth e Sam Pickard alla batteria, arriva a questo secondo capitolo dopo aver già sconvolto le aspettative con “45 Pounds” (2025), un debutto di 21 minuti che sembrava già un atto di sfida. Con “Magazine”, hanno deciso di raddoppiare la posta: dimezzare la durata e aumentare l’intensità riducendo tutto all’osso, finchè la musica non diventa puro scheletro. Qui non c’è un attimo di respiro, non c’è un secondo sprecato.
L’opener “Ghost of Love” è un battito che si gonfia come un cuore in apnea. È un’invocazione moderna per un’atmosfera da fine del mondo. La chitarra di Rosenstock e i synth di Tobias si fondono in un unico organismo sonoro, mentre Pickard tiene insieme il tutto con un drumming meccanicamente umano.
“Stillness Blues” è pura tensione: un riff che si ripete come un chiodo fissato nel cranio che entra sempre più in profondità. “Hips On A Wheel” è invece grottesca, Borzone gratta infatti le parole come un predicatore in preda a un esaurimento nervoso e la sezione ritmica si contorce in un groove che sfugge persino a se stesso. “Ballerina” è il pezzo più vicino a una canzone da club, che pero è una discoteca abbandonata in un film horror. La title track “Magazine” dura trentacinque secondi. È una presa in giro? Un’affermazione artistica? Un commento sulla nostra incapacità di sostenere l’attenzione? Probabilmente tutte queste cose insieme.

La produzione di “Magazine” è fatta di suoni secchi, compressi, quasi claustrofobici. La batteria è in primo piano, ma i synth e la chitarra si fondono in un’unica massa indistinta, come se i confini tra gli strumenti fossero stati volutamente cancellati. I YHWH Nailgun non sono quattro musicisti, sono un unico organismo che si muove in sincrono, come uno di quei pupazzi gonfiabili che ondeggiano davanti ai concessionari di auto. Simpaticamente inquietanti.
“Magazine” è un album fatto di frammenti di un incubo lucido. Non c’è una storia lineare, ma un accumulo di immagini che rimangono in sospeso nella psiche. Certamente non è un lavoro per tutti. È un’opera che sfida le convenzioni, che scaccia le aspettative e che si prende gioco di chi cerca una canzone “completa”. Ma è anche un disco che, nella sua brevità estrema, riesce a essere più denso di molti album che durano il triplo. È un’istantanea di una band che non ha paura di sperimentare e di spingere il linguaggio del noise-rock verso territori inesplorati, e tutto sommato in questo mondo cosi fast-paced, undici minuti non sono un’eresia ma una timeline piu che accettabile.

28/07/2026

Tracklist

  1. 1. Ghost of Love
  2. 2. Stillness Blues
  3. 3. Innocent Sigh
  4. 4. Hips on a Wheel
  5. 5. Ballerina
  6. 6. Give Blood
  7. 7. Magazine
  8. 8. Sewer Tree
  9. 9. Burns
  10. 10. To the Devil 00:48

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