Con al fianco il fedele produttore Dave Cobb, Anderson East torna in scena dopo quattro anni di silenzio e con un nuovo contratto discografico (la Rounder).
Le novità di “Worthy” non sono molte, anche se l’abbandono dell’elettronica (scelta obbligata durante la pandemia) per un ritorno a un suono più naturale è una buona notizia per i fan del musicista country-soul.
Il bassista Gregg Garner e il batterista Darren Dodd sono ancora parte della band, completata dal tastierista Philip Towns e da una sezione fiati – Ben Clark (tromba) e Nate Heffron (sassofono) – che spesso prende le redini dell’album.
Lo schema delle composizioni è piacevolmente familiare: ad aprire le ostilità sono il suono di una chitarra acustica (“I’d Do Anything”) e una serie di accordi di piano simili a una cascata (“Anyway”), quel che segue è un canonico mix di country, soul e un buon numero di ganci ritmici e melodici di sicura presa.
Nulla di cui rammaricarsi, dopotutto Anderson East non si è mai rifugiato dietro proclami o manifesti programmatici ambiziosi, la sua musica è un blue-eyed-soul dai toni lenitivi, passionali quanto basta per non essere preda della più bieca routine.
“Worthy” è in tal senso un progetto riuscito e a fuoco, il cambio di scuderia e l’affiatamento con il produttore Dave Cobb hanno ridato slancio all’ispirazione, Anderson East non solo recupera una spiritualità soul che mancava negli ultimi due capitoli discografici, ma si contorna di un numero cospicuo di autori che danno man forte per un buon risultato finale: Aaron Raitiere, Ashley Monroe, Natalie Hemby, Trent Dabbs, Ben Chapman, Maddie Medley, Lori McKenna, Andy Gullahorn, Drew Kennedy. Ed è ripartendo dalla già citata “Anyway” che si percepisce la ritrovata passionalità: il refrain è intenso e rimarchevole, la voce carezza e graffia e tutto scorre con naturalezza, la stessa naturalezza che affranca la splendida “Say I Love You”, un brano che rinnova tutta la magia della Tamla Motown rischiando di esser perfino confuso per un classico dei primi anni 70.
La rinascita di Anderson passa anche attraverso una più consapevole e tenace title track che recupera il brio del soul di Chicago con un elegante tocco di jazz. Ma è nelle struggenti e viscerali ballate che il musicista mostra il meglio di sé. Non solo il gospel-soul di “Never Meant To Hurt You” è una delle migliori composizioni di sempre dell’autore, ma è anche una delle interpretazioni più intense di un disco non parco di emozioni.
Canta d’amore e speranza Anderson East, ma anche di sofferenza e delusioni, ciò nonostante in “Worthy” non v’è traccia di romanticismo posticcio: brani come “Fool Myself” e “Before Ig Gets Better” sono ricchi di insicurezze sentimentali e pulsano di r&b e soul nella giusta misura per non restare preda della prevedibilità.
Un eccellente e introspettivo trittico finale completa l’album: le originali matrici r&b e l’arrangiamento più moderno e ardito di “Reasons”, il tono confidenziale eppur lievemente sornione della taumaturgica “Chasing You” e il sussurro-bisbiglio di “Right Where You Were Meant To Be” confermano l’abilità dell’artista nel riuscire a rendere coinvolgenti canzoni tanto intime quanto soffici.
“Worthy” è un disco che si rivolge a un pubblico ben definito, anche se da almeno un decennio (“Delilah”) Anderson East non suonava così convincente e ispirato, e un eventuale riguardo da parte dei non avvezzi al country-soul non è del tutto improbabile.