I Satantango non sono una di quelle band che ti capita di ascoltare distrattamente scrollando una playlist. Sono piuttosto una scoperta lenta, voluta. La loro musica prende forma gradualmente come un profilo lontano immerso nella nebbia della Pianura Padana: all’inizio intravedi qualcosa, poi metti a fuoco, ma mai completamente. E forse in questo sta proprio il fascino di queste canzoni senza tempo, senza stagioni, capaci, a dispetto dei riferimenti che si possono cogliere qui e là, di non somigliare a niente di già sentito. Il duo composto da Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi (una coppia? due amici d'infanzia? chissà...) viene dalla provincia cremonese, e questo non è un semplice dettaglio geografico: è proprio il cuore del loro suono intriso di mistero, decadenza e spleen. Ragione sociale e titolo dell'album non sono scelti a caso. "Satantango" si chiama un’opera monumentale e ipnotica diretta da Béla Tarr, cineasta ungherese maestro di piani sequenza e sospensioni temporali. Nei suoi film, come nei pezzi dei Satantango, le atmosfere si muovono in cicli continui, fra sogno e realtà, memoria e disincanto.
Shoegaze, dream-pop ipnotico, ma privo di qualsiasi tentazione retorica: il cuore di questo atmosferico racconto di provincia, la cenere, insomma, all'origine delle volute di fumo è la tensione continua fra desiderio di fuggire e bisogno di restare. È quel sentirsi legati a un luogo ma anche leggermente fuori posto. I luoghi sono desolati, ma incredibilmente familiari. Come un cinema che chiude. Come una strada provinciale, come le ciminiere e le fabbriche dismesse. Ed è proprio nell'empatia con questo dissidio interiore che nell'ascoltatore scatta qualcosa di prezioso e importante: anche se non vieni da lì, ti ci riconosci. E affondi la testa e il cuore nel sommerso salmodiare dei testi, parole liriche sempre avviluppate dalle sonorità dreamy delle chitarre. Non a caso il tour promozionale sta guadagnando consensi crescenti, fino ad approdare al MIAMI di Milano, come uno degli act più interessanti e degni di attenzione.
"Satantango" è un disco destinato a durare. Il suo è un impatto profondo che cresce nel tempo, attraverso i dettagli, le sensazioni, le immagini mentali. In un panorama musicale dove tutto corre veloce e viene consumato ancora più in fretta, Valentina e Gianmarco chiedono attenzione e costruiscono mondi. Più che un esordio discografico, un luogo del cuore dove tornare.