Quentin Harris - Sacrifice

2010 (Strictly Rhythm)
house

C'era una volta New York, con le sue discoteche e i dj ammantati di un'aura di misticismo per tutti gli ascoltatori di musica dance del resto del mondo. C'era una volta la House Garage, suonata nei luoghi culto, che si basava principalmente su un forte piglio soul, sulle canzoni e sulle potenti voci nere che scavavano nella tradizione americana.
Quentin Harris sembra un alieno venuto dal passato, per riproporci quell'epoca, indifferente (o quasi) alle tendenze moderne in tema di musica dance. Il suo nuovo lavoro potrebbe sembrare un suicidio commerciale a chi segue con attenzione il mercato dance degli ultimi anni, ma ci piace pensare che sia più un atto d'amore incondizionato alle sue passioni musicali ed ai suoi ispiratori.

L'album si intitola "Sacrifice", probabilmente non a caso; come recita la prefazione di Frankie Knuckles la musica spesso richiede sacrifici, per portare avanti una passione personale bisogna a volte rinunciare a facili soluzioni, magari anche più redditizie, rinunciare agli amici, isolarsi per riuscire a esprimere il proprio mood. Quentin Harris deve credere molto all'idea di sacrificio al punto da tatuarselo sul corpo, come ricordo indelebile di una scelta.

In questo disco la scelta è ricaduta sulle canzoni. Ogni brano sembra strutturato in funzione del canto, vero cuore di questo lavoro, che pulsa vivo nel suo vestito da soul d'annata. A un primo ascolto potrebbe addirittura sembrare che la sezione ritmica e le melodie siano state tralasciate, quasi dimenticate. Basta, però, attivare meglio l'udito per rendersi conto che ogni brano è fatto di piccoli ma ispirati particolari, di pause e ripartenze quasi nascoste, di improvvisi silenzi deputati a interrompere l'ipnosi dell'instancabile cassa, di archi lontani come eco della disco anni 70. Ogni brano a un orecchio disattento potrebbe sembrare statico, sempre uguale, eppure è zeppo di microprogressioni, di piccoli aggiustamenti volti unicamente a un solo obiettivo: risaltare le splendide melodie soul delle voci scelte da Quentin Harris.

Indubbiamente non è un album universale, capace di piacere a tutti, proprio per la sua anima "passatista", che sicuramente farà battere il cuore di tanti, ma potrebbe anche annoiarne altrettanti. Continuando con le negatività si può evidenziare che Quentin Harris non osi particolarmente nella costruzione dei brani, rimanendo ancorato a un efficace quanto prevedile format già ampiamente rodato (in pista e non); ciò non toglie che la maggior parte dei brani funzionano e lasciano un segno, fino ad arrivare al capolavoro dell'album con "Give It 2 You" che rappresenta il miglior sunto della "scelta" fatta dall'autore.
C'era una volta la house-garage. Evidentemente per Quentin c'è ancora, e vale il "sacrificio".

Quentin Harris sul web