È il pomo di una porta azzurra come il cielo a racchiudere l'essenza primaria di "Dokument .02". Un'immagine che interpreta perfettamente le subliminali intenzioni di Martin Dust, Reinier Brekelmans, Richard Dust, Robbert Heynen, Tim Freeman e sua maestà Ken Downie (di fatto i sei titolari del progetto Dadavistic Orchestra), esprimendo così la netta volontà di inseguire e raggiungere nuovi orizzonti possibili. Le colonne portanti di Psychic Warriors ov Gaia e i
Black Dog di Downie siglano questo loro attesissimo album d'esordio seguendo la scia dei due precedenti Ep "Shredded .01" e "Dokument .01", allestendo sei lunghe tracce atte a inscenare una fusione pacatissima di avvolgenti diramazioni, puntualmente sospinte da droni immersi in un'implosione strumentale al contempo tibetana e onirica.
Cibernetiche e pachidermiche piroette subentrano energiche da uno strato amorfo di rarefazioni cosmiche. L'elettronica intelligente targata Warp e KK è mero ricordo, spolpata così com'è dalla sua radice, ed estratta come pura grafite attraverso cui modellare nuove contemplazioni elettroniche, tese a condurre l'animo umano semplicemente "altrove". La trasposizione matura e organizzata di queste ieratiche oscillazioni sonore collima a ogni traccia con impalpabili risonanze magnetiche pronte a placare anima e corpo. Allo stesso tempo, l'assenza di
groove sostenibile e sezioni ritmiche cadenzate disorienta e disarma. In "Dokument .02", il dado è tratto rinunciando a qualsiasi forma di demarcazione territoriale. Non ci sono limiti strutturali, e l'espansione
schulziana del suono approda ai nostri timpani da ogni angolazione, conferendo quel senso di perdizione interiore da cui è impossibile non evincere un ritrovato appagamento sidereo. Le tracce poi sono legate l'una all'altra da un flusso elettronico clamorosamente siderurgico e ondeggiante.
Celeste e oscuro. Alienato e alienante. "Dokument .02" surclassa anni di field-recordings e manipolazioni ambientali, spingendosi ben oltre l'immaginifico.