Con la miriade di proposte di qualità pubblicate nell'ultimo biennio, la tedesca Denovali rischia seriamente di insidiare la Kranky come miglior
label mondiale per quanto riguarda post-rock e rallentamenti ambientali. E siamo pronti a scommettere che, dopo
Alicia Merz e i
Dale Cooper Quartet, le nuove superstar dell'etichetta saranno questi Pirate Ship Quintet.
La band (composta, nonostante il nome, da ben sette elementi) riesce a costruire magistralmente questo primo album affrancandosi ben presto dai più comuni stilemi del post-rock: il lato aggressivo rappresentato da "Horse Manifesto" e "That Girl I Used To Live In", con una trasportata e corposa sezione ritmica posta a sostegno di distorsioni ripetitive e vocalizzi
growl, viene stemperato da atmosfere oniriche e trame malinconiche di violoncello.
La strumentale "You're Next", posta in apertura del disco, è una summa di intenti del gruppo inglese, nonché una di quelle canzoni che vale un'intera carriera: un basso cupo e un violoncello funereo sostengono una nervosa melodia in 7/8 sulla quale le chitarre creano volute psichedeliche, rendendo inevitabile il paragone con i
Dirty Three; poi un'esplosione di
overdrive porta a sublimazione un lungo crescendo, che infine si scioglie in una lentissima e desolata coda
slowcore.
Per chi è in crisi d'astinenza da
Tortoise, o per chi cerca qualcosa di più aggressivo rispetto al comune dark-jazz, "Rope For No-Hopers" potrebbe davvero diventare il disco dell'anno.