Una nota pulsante di organetto suonata a intermittenza, un battimani dal ritmo lento ma non troppo, un basso cremoso, la chitarra che viene fatta riverberare nello spazio: bastano venti secondi di "Makes Me Sick" e sono gli anni 70. Molto probabilmente era questa l'ambizione principale, la missione con cui Matt Berry aka The Berries (perché ha suonato ogni strumento come fosse una band) è entrato in studio per registrare "Berryland".
Bene, missione compiuta. Grazie alla produzione meticolosa nel ricreare la patina vintage di quegli anni, il disco riesce immediatamente a trascinarti in quegli umori, con l'aggiunta di un delizioso effetto seppia sui suoni. Però in questo con un buono studio e l'equipe giusta di produttori sono bravi tutti. Senza le canzoni dove vai, come si suol dire. Ma fortunatamente per lui, e per noi, Matt Berry le canzoni le aveva.
Gli anni Settanta, dicevamo, ma quali? Un po' tutti, a dire la verità, con una predilezione per Americana, country e British rock. Sulla copertina in bianco e nero, Matt e un gruppo di amici se ne stanno per un prato come George Harrison e gli gnomi, ad esempio. E quindi eccolo lì il Beatles timido, risuonare negli arpeggi liquidissimi e nelle armonie agrodolci della squisita "Fruit". Per par conditio cito subito anche l'altro nume, Townes Van Zandt, ricordato in alcune intonazioni e celebrato con la slide guitar e l'armonica in "Passing Scene".
Non poche e mai scontate le innaffiate di psichedelia: nel blocco centrale, costituito dall'ipnotica "D.I.W.I.B." (con echi Stones) e "Along The Water" più l'intermezzo per chitarre urlanti "Hell In The Speedway", oltre che nell'ondivaga opener "Makes Me Sick", dove vengono tirati in ballo Lou Reed e un flauto che danza melodie speziate di curry.
Il fuoco si affievolisce un po' sul finale, comunque gustoso e che consta dell'assolo di fuoco di "Pedestal", e con il rock ruspante di "Feral", brano turbolento, buttato lì per fare un po' di rumore. Ad ogni modo, nulla di tanto rilevante da rovinare la festa.
Già attivo con band abbastanza note nel giro di Seattle (Happy Diving e Big Bite) oltre che in questa veste solista, Matt Berry mette qui il suo talento su carta bollata, una volta per tutte. E noi restiamo in attesa di una sua nuova uscita.