Jazz fusion, afrobeat, wonky sound, broken beat: sono filoni fra loro attigui, ma la disinvoltura che ha nel miscelarli il bassista e polistrumentista di Glasgow Liam Shortall è unica, e ha stregato Ninja Tune. A pubblicare “Some Small Fortune”, terzo album del suo progetto corto.alto, è infatti l’etichetta londinese di Amon Tobin, Black Country, Floating Points, da oltre trent’anni riferimento ineluttabile per la musica indipendente più urbana e leftfield.
Il disco si apre con un preludio cameristico, ma il biglietto da visita è in parte fuorviante: presto il ritmo prende il comando, claudicante e insieme febbrile, retto dal basso di Shortall e dalla batteria del fido Graham Costello. I bpm aumentano, e nel giro di pochi brani “Temple” si getta all’inseguimento dei KNOWER su un tappeto al neon di sample spezzati, dove l’eleganza compassata degli archi e del pianoforte di Fergus McCreadie è dilaniata da sguaiati zigzag di trombone.
È però sul terreno dell’afrobeat che Shortall si spinge più lontano. “Go” si muove in un campo frastagliatissimo, con un beat dagli accenti fuori asse su cui si innesta il rap del nigeriano Vector. Altrettanto caleidoscopica, “Don’t Listen” avanza con passo mutaforma: triplette offbeat che arrivano quando meno ce le si aspetta, e sprazzi latini che sfociano in una coda quasi dance. A completare il trittico è “Ijustidontknow”: su un basso profondo e gommosissimo, il brano intreccia incastri di batteria sempre spiazzanti e cresce per gradi, tra climax atmosferici e bruschi voltafaccia che rimescolano a più riprese le gerarchie fra gli strumenti.
Altrove, il disco abbassa i giri e guarda al neo-soul. “Prayed We Would”, con Oscar Jerome dei Kokoroko, procede per diradamenti e intensificazioni. “Something”, affidata alla voce di BINA., conferma la direzione, e il suo fraseggio iniziale resta impresso nella memoria come lo sprazzo di una fusione finora impensabile fra i suoni mutanti di Mk.gee, Willow e Thundercat.
Il suono di “Some Small Fortune” è frizzante e poliedrico, e deraglia di continuo. Eppure la personalità di Shortall resta chiara e inconfondibile a ogni svolta. E, per incredibile che possa sembrare in tanto scompiglio, il disco approda perfino a una sua signorilità: quella di un capo d’ispirazione urbana confezionato su misura, con il breakbeat cucito a mano da musicisti dal tocco jazz. A suo tempo, lo streetwear salito in passerella la classe se l’era comprata, con il cartellino del prezzo bene in vista; il suono cangiante dei corto.alto, che dell’ostentazione non sa che farsene, ci arriva con più nonchalance – e si affida alla sola finezza del taglio.
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22/10/2026