Poche chiacchiere, fatti reali e appurati: non appena sfogli una qualsivoglia pagina social vieni assalito da una ciurma, da un plotone, da un esercito di mici e micetti, gattini e gattine. Ma da qualche giorno, sinuoso e subdolo come un sicario in incognito si muove sornione e fascinoso un gattone, che carezza e morde, che ti fa girare la testa e poi ti addormenta, e magari dopo te ne combina di tutti i colori.
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Poche chiacchiere, solo fatti, concreti: la jungla della black music puoi provare a spazzarla via, abbattendo alberi, appiccando fuochi qui e là, pagando corruttori affinché gli abitanti abbassino la testa. Ma non appena un membro importante della tribù viene a mancare, si rigenera araba fenice. O gattone felice.
Era già accaduto in passato, ovviamente, ma certe volte il commiato arriva quando meno te lo aspetti. E così, un anno fa faceva le ultime valige Prince. Ma con i fazzoletti ancora non completamente riposti, o quantomeno asciugati, sbam!? Ecco apparire Thundercat, quasi un remake di Romeo er mejo der Colosseo! Chi è costui?
Stephen Bruner il suo nome d’arte affibbiatogli dai genitori è un bassista fenomenale, ma che non lo da a vedere e a sentire, come una caccia al tesoro sei costretto a percorrere i suoi molteplici tragitti per scoprire la sua formula magica. Oggi se ne esce con Drunk, ma non è mai stato più lucido. Al punto che Ondarock l’ha incoronato disco del mese.
Un lavoro, e un artista, che offrono un’inedita lettura della musica nera che assume tutti i colori dell’arcobaleno, come una riedizione della colonna sonora di Mary Poppins: infanzia e coscienza, ritmo e riflessione, melodie e passi di danza. Un racconto antologico, l’ennesimo da queste parti, ma sempre fresco, come se provenisse dal futuro.
Davide e Marco, zompettanti e miagolanti, con un passo sempre avanti, intendono capire se si tratti di un nuovo Segno dei Tempi. E per farlo hanno scomodato anche gli amici di Thundercat, i suoi fratelli di sangue, tutti riuniti intorno al nuovo vate, alla nuova religione. Venite anche voi, vi aspettiamo, supertelegattoni, miaooooo.
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