27/07/2018

Ghemon

Universo Assisi, Bosco di San Francesco, Assisi


di Federico Piccioni
Ghemon

È la notte dell'eclissi lunare quella in cui Ghemon sale sul palco di Universo Assisi, un festival eclettico che vuole insinuarsi nei luoghi più affascinanti e nascosti della città. Stavolta, dal Bosco di San Francesco si vede Assisi in lontananza, il ponte, la Chiesa di Santa Croce e il "sole di mezzanotte", come lo chiamerebbe Ghemon, parafrasando il pezzo che presta il nome alla sua ultima uscita discografica.
"Mezzanotte" (Macro Beats, 2017) ha seguito la scia di "Orchidee" (2014), momento in cui il rapper di Avellino ha sgretolato il muro dell'hip-hop aprendosi a sonorità funk, nu soul e jazz, quelle che dopottutto si sono propagate nell'etere assisano in una notte di mezz'estate.

Appena sale sul palco Ghemon preme sul pedale dell'accelleratore. Groove pulsante in tempo medio, che fa pensare a D’Angelo e a quanto per il rapper italiano sia stato più di una semplice fonte ispirazione, come ammesso in più riprese dall'artista stesso. Il suo è un rap positivo; non sottrae mai, tutt'al più aggiunge e a volte sostituisce, mettendo al posto dei momenti belli la nostalgia dei ricordi. Non è un caso se i bravissimi musicisti che lo accompagano – chitarra, batteria, tastiera, basso e seconda voce – si fanno chiamare "Le Forze del Bene". "Uno scudo invisibile contro la magia nera", canta ad un certo punto Ghemon, e viene il dubbio che la sua musica sia nient'altro che questo, e di questi tempi non è poco.
 

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Le bacchette e le pelli di Teo Marchese sono il muscolo che pompa sangue in tutte le arterie. Decide lui se trascinare o puntare i piedi, come nel ritornello di "A casa mia", quando Ghemon chiede di mandare a letto i bambini, perché è ora di parlare di sesso senza troppe perifrasi.
All’attacco di "Bellissimo" - con il suo ritornello sospeso in aria - la platea ha lasciato le sedie già da un pezzo e balla in piedi sotto il palco. "Vedo che vi siete spostati" dice Ghemon, annuncio ufficiale del fatto che qualche regola è stata violata, benché a fin di bene. Lo sanno tutti i presenti che con Ghemon e Le Forze del Bene è più semplice trovare una goccia d'acqua nel letto arido del vicino fiume Tescio, piuttosto che rimanere immobili.

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Il suo pubblico si muove, ascolta i versi del cantante e li asseconda, ma non è mai avido di gesti teatrali, perché sa di non poterli trovare in un anti-divo come lui. Con "Crimine", una delle cose migliori della sua discografia, ricorda a tutti cosa significa saper scrivere una canzone e fa muovere i fianchi pencolando fra romanticismo e sensualità. Nella folla si riconoscono anche i fan di vecchia data, quelli coi pantaloni larghi, che ricordano con più ardore i tempi del debutto ("La Rivincita dei Buoni", 2007), ma non rinnegano mai. Ghemon li omaggia. Nella serata assisana ha qualcosa anche per loro.
Tra un brano e l'altro, una ragazza grida "sei meglio della Luna..." e forse, almeno per stanotte, esagera un po'. La parte oscura del satellite pian piano diminuisce e torna a splendere di bianco, una metafora perfetta per compendiare “Adesso sono qui” e il suo spirito di revanscismo sentimentale. Quest’ultima, "Quando imparerò" e “Da lei" testimoniano il legame affettivo che c’è fra Ghemon e "Orchidee", un album a cui attinge a piene mani.

Alla fine del concerto, imponendomi di non prenderla sul personale, gli chiedo come mai non abbia suonato “Fuoriluogo ovunque” – melanconico sobbalzo jazzy che fa tossire l’anima -  e "Nessuno vale quanto te" - particolarmente amata dall'amico Nba Marco Belinelli e dai ragazzi alti della platea umbra, di palese estrazione cestistica. Mi dice che la scaletta la cambia ad ogni concerto, che quando fa un pezzo deve sentirselo e quelli di stanotte erano quelli che voleva cantare a Universo Assisi, in mezzo al Bosco di San Francesco e sotto quella Luna. Lo guardo e ripensando alla performance sembra tutto fuorché una frase fatta.
Ha chiuso come preferisce Ghemon, lasciando spazio alla sua band che improvvisa sul palco. Un altro punto di forza del suo show. Un altro dei tanti motivi per cui oggi vale la pena andare a un suo concerto.

(Foto Universo Assisi 18)



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