Antony and the Johnsons

I Am A Bird Now

2005 (Secretly Canadian/Wide) | folk-pop

Quando Antony era un ragazzino c'era Boy George. Oggi c'è George Bush. "Do you really want to hurt me?". Il secondo George oggi risponde volentieri "Yeah". "I am very happy, so please hit me!" avrebbe implorato Antony qualche anno fa. Quando era un ragazzino, voleva diventare come "Sister" George: i desideri lottano con la realtà, la mutano e si trasformano con essa. Antony è diventato una misurata stella del mondo arty, e non più soltanto di quello newyorchese in cui si è fatto le ossa con spettacoli punky fra teatro d'avanguardia e cabaret. Di mezzo si accorgono dei primi parti dei Johnsons David Tibet e poi il "tenero" maudit della Grande Mela, Lou Reed, fra gli ultimi segni viventi del mondo poetico di Warhol. Oggi il cerchio si chiude con "Sister" George a duettare in "You Are My Sister", e la modella di Drella a inscenare la propria morte in copertina. Sopra ogni cosa una voce che Diamanda Galas ha detto contenere in sé tutte le emozioni del pianeta. Eccoci al difficile secondo album.

Antony vince, ma non supera i suoi brani capolavoro, entrambi fuori dagli Lp, ovvero "I Fell In Love With A Dead Boy" e "The Lake" (nella versione su "Live at St. Olave's Church"). Il cantante vince Hitler nel suo cuore e ci mostra come riesce a far splendere il grasso cuore di Divine nella luce del suo raffinato pop da camera. La voce è più naturale, il respiro è rilassato, non si concede nulla all'autoindulgenza e vibra l'accoglienza di ciò che emerge con gioia da dentro e di ciò che si manifesta dolcemente fuori. Ancora la grazia si costruisce sul filo della fragilità, non più come nel rito sacrificale di "Cripple And The Starfish", ma nella ricerca di un'elevazione umana che trae sostegno dall'altro e dalla forza interiore.

Antony ha espresso in più occasioni il desiderio di essere tutt'uno con la sua arte, di non celarsi dietro a un personaggio, di aspirare alla sincerità e di porgerla al pubblico proprio tramite la propria vulnerabilità. E di questo parla il disco, con le sue liriche semplici e in certi casi addirittura banali, con i suoi arrangiamenti come di blues spogli, spettrali ed evanescenti, con la compagnia di ospiti presi per mano, mossi in coreografie perfette, e con la sua voce che sembra sacrificare i lamenti di Billie Holiday e Morrissey, i tormenti di Marc Almond e Nina Simone alla mollezza cameristica tutta archi celestiali dei This Mortal Coil. C'è un percorso, una linea che parte dalla solitudine desiderante per poi incontrare in un empireo carnale anime consimili, e concludersi in alto, in una nuova solitudine conquistata, libera dalle prime paure.

"Hope There's Someone" è invocazione notturna, richiamo al calore dell'abbraccio, e sprofonda in una coda scura di accordi pianistici e armonie di canto estatico, mentre l'organo gira intorno creando un baratro psichico, come la caduta nel mondo dei sogni. Ecco, forse il resto del disco non tocca più la qualità magmatica che si raggiunge in questo momento, e un po' dispiace. "My Lady Story" è il primo frangente in cui si sfiorano le corde del soul-pop anni 60/70 e io non riesco a non immaginarmela cantata da Dionne Warwick con un arrangiamento di Bacharach. Suona magnifica, eppure sembra melodicamente incompiuta, mentre pennella di trasparenze i tratti che distinguono il maschile dal femminile. "For Today I Am A Bouy" è solo un bozzetto soul pianistico ma fa meglio, drammatizzando il desiderio di sdoppiarsi in riflesso di donna con la forza di una promessa. Ci traghetta oltre, verso lo spirito malinconico del Lou Reed del capolavoro "Berlin", da cui potrebbe essere tratta "Man Is The Baby", torch-song perfetta anche per il catalogo Current 93 oppure cantata dalla Rossellini morbosa di "Velluto Blu", una delle icone da cui Antony ha tratto linfa.

Poi, "You Are My Sister", coglietene lo spirito vi prego, e almeno la prima volta lasciate correre le lacrime. Boy George qui è eccezionale, indimenticabile (ricordate "Victims"?), e mette in scena con il protagonista un gospel di speranza e di forza che potrebbe far cedere anche Mr Muscle. Le canzoni di Antony sono visioni fissate in un momento archetipico: come la copertina aliena del primo album dei Johnsons che ritraeva l'androginia arcana e luminosa del cantante, come la femminilità amletica che inabissa Candy Darling fra le lenzuola nella foto di Peter Hujar per questo "I Am A Bird Now".

Ogni canzone aspira a una perfezione talmente fuori dal tempo che si potrebbe parlare di classicità, non fosse che siamo al cospetto di uno degli autori e cantanti più genuinamente romantici che sia dato incontrare nel mondo del pop. Così romantico da cedere il primo piano a Rufus Wainwright per "What Can I Do?", per farmi così controllare il leaflet più volte in cerca della collaborazione di Thom Yorke. E si arriva al singolo "Fist Full Of Love", spoken e chitarra di Lou Reed, Sam Cooke e Otis Redding sbiancati ma non troppo per cantare un amore visto con gli occhi di una passività adorante, quella stile "Donne che amano troppo". Meravigliosa. Basta un salto a sinistra ed entriamo in "Respect" versione Aretha Franklin. La indie-folk star Devendra Banhart introduce psichedelica(ta)mente "Spiralling", e qui Antony passa le strofe trattenendosi, sussurrando, e anche se si tratta di mossa astuta e misurata, a me spiace. Poi i versi centrali ci rendono la gloria della sua voce. Due movimenti fra strofa e ritornello, il tutto è celestiale, ma manca una costruzione solida.

La fragilità è sempre uno dei temi centrali di Antony, però ci aspettiamo che il lavoro certosino effettuato sugli arrangiamenti ci sia anche nelle composizioni. "Free At Last" è una preghiera intermezzo che una voce sconosciuta recita su piano e codice Morse, uno stacco e un'introduzione al finale, "Bird Girl", dove il protagonista di questa elevazione finalmente, sui titoli di coda, prende il volo con piume di dea, concludendo il sogno in cui è precipitato all'inizio con la catarsi, la realizzazione della sua identità. Troppo breve, le ali non fanno in tempo a spiegarsi. Ma Antony ci incanta lo stesso anche questa volta. E' un maestro incolto, tutto sentimento e anima, qualcosa di cui c'e' assoluto bisogno. Oggi deve trovare una strada per riportare la sua poetica a un livello più profondo. La pasta della sua musica, in fondo, non è molto diversa da quella dell'ultimo Nick Cave: torch-song rifinite, intime, religiose e insieme vitali. Ma se a quelle eccelse di King Ink concediamo che saltino ormai qualche pulsazione, quelle di Queen Bird non se lo possono permettere. Perché la vulnerabilità, se vuole trionfare, oggi deve essere forte. Il voto che darei al primo dei Johnsons è 9, per cui a "I Am A Bird Now" va comunque un 8.

(01/02/2005)

  • Tracklist
  1. Hope There's Someone
  2. My Lady Story
  3. For Today I Am A Boy
  4. Man Is The Baby
  5. You Are My Sister
  6. What Can I Do?
  7. Fistful Of Love
  8. Spiralling
  9. Free At Last
  10. Bird Girl
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