David Maranha

Marches Of The New World

2007 (Grain Of Sound) | minimalismo

Figura di spicco nel campo del neo-minimalismo, il portoghese David Maranha (già attivo negli Osso Exotico) rilascia (a distanza di cinque anni dall’ultimo “Noe’s Lullaby”) un nuovo disco in solitaria. E per chi si è perso le puntate precedenti, “Marches Of The New World” giunge perfettamente allineato al resto della sua produzione, da sempre alle prese con l’ossessione della ripetizione, del drone che si fa circolo infinito, della “marcia di un nuovo mondo”, per l’appunto, dove il suono continua a simboleggiare il rumore di fondo che pervade il nostro sconfinato universo.
Pur non centrando completamente il bersaglio, queste cinque composizioni dimostrano, ad ogni modo, tutte le buone qualità del Nostro (alle prese con organo, violino e la “dobro/resophonic guitar”), qui coadiuvato da João Milagre (basso), António Forte (batteria), Tiago Miranda (percussioni) e Helena Espyall (contrabbasso).

Apre “Redemption Torture”, una lunga cadenza di morte screziata di schiuma rumorista. L’effetto è, ovviamente, ipnotico, ma niente di paragonabile a quanto, in coda, farà poi “Infinite March”, coi suoi ventidue minuti di apoteosi minimalista. E’ una musica che richiede “abbandono”, completa dedizione per essere realmente “assimilata”. Alla semplificazione delle strutture si accompagna, infatti, tutta una serie interna di rimandi e stratificazioni (e in questo, Maranha si dimostra sapiente cesellatore).

Resta il fatto, però, che il disco non riesce a mantenere costante la qualità dell'ispirazione. Sarà un problema mio, ma dopo ogni ascolto una "strana" sensazione di incompiutezza reclama la sua parte. D’altra parte, brani più orientati in direzione psichedelica come “Democracy” (tutta liberata in cielo, ma, come dire, irrisolta, senza un climax capace di disinnescare a dovere la miccia) e “Oil Crows” (che evoca dalle viscere della terra il fantasma estasiato del Sindacato del Sogno, con i mesmerici saliscendi del violino che da semplici svolazzi metallici diventano muraglie d’acciaio, in un continuo altalenare di scissioni e fissioni armoniche) sembrano vivere in tutt’altra dimensione, incapaci, quindi, di dare vita a quella sintesi di intenti tale da rendere l’opera coerente.

Ma “Marches Of The New World” è comunque un disco che di certo manderà in visibilio molti di voi, anche perché dietro le chiaroscurali “Virgin Visions” ci sono declinazioni sonico/luminose che, trascendendo l’ascolto, rimandano a una letargia sconfinata che potrebbe finire per mettere in secondo piano tutte le nostre riserve.

(10/11/2007)

  • Tracklist
1. Redemption Torture
2. Democracy
3. Oil Crows
4. Virgins Visions
5. Infinite March
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