People

Misbegotten Man

2007 (I & Ear Records) | avant-songwriter

In "Misbegotten Man", secondo lavoro del duo People, l’intento di plasmare la forma canzone e  sottometterla al proprio istinto avveniristico,  senza indurre facili crisi di rigetto, raggiunge finalmente vertici di assoluto compimento.
Grazie a una serie sconnessa di carezze concettuali, Kevin Shea riesce a realizzare il sogno di una vita: mistificare l’essenza della melodia attraverso una serie impressionante di sventatezze programmate, le quali da anni costituiscono il centro nevralgico di un invidiabile percorso artistico. Se all’irriverenza del newyorkese aggiungiamo il talento avanguardistico di Mary Halvorson,  raggiungere lo scopo è solo una questione di incastri.

Ascoltando questo disco viene da chiedersi fino a che punto  la vocazione di un genio, in totale stato di grazia, possa rivoltare a proprio piacimento le circoscrizioni storiche del cantautorato, e riscrivere, seguendo leggi assurde, un nuovo modello di composizione libera. Limitazioni ipotizzabili nei primissimi ascolti, più si va avanti e più tutto ciò assume una concezione intuibile, palpabile al nostro orecchio.

“L’uomo bastardo” è un frullato di free-jazz recintato tra gli steccati di un romanticismo (?) cantautorale, capace di svolazzare dai costrutti leggiadri e rabbiosi di “ Urban Fable#1: The Accidental Ruin Of A Romantic Populist/Lovers Breaking Up Forgotten Into Extinction", ai toni speranzosi di “Eyeball Balls Reporting Faster Than The Speed Of Sounds”, prima di curvarsi ai conati di vomito di “Interconnected Galaxalization”.

La tensione e la nevrosi cominciano a sentirsi gradualmente, sia negli andazzi psicotici di “The Phantasmagoric Energetics Of Our 4-Legged Forebears” (splendidi i cambi improvvisi imposti da Shea),  sia nella deturpazione noise di “Biomimicry Of The Social Body”.
Trattasi (quasi) sempre di cavalcate sommesse, tese a ipnotizzare l’ascoltatore, illudendolo a più riprese di aver momentaneamente trovato l’ancora di salvataggio, fino a stravolgere di scatto ogni (pseudo) certezza, attraverso cenni di caos spasmodico, intrecciati da Shea e cuciti dal canto tedioso e monocorde della suadente fanciulla.

“The Evergreens Cover A Beautiful Day Lost To Reflection/ Imagination Rounding Out The Larger Picture” incarna a pieno l’attitudine smodata della Halvorson di confondere la propria glacialità free-form con cadenze talvolta favolistiche. Sia Braxton che Shea concordano nel considerare la ragazza uno dei migliori  talenti  in circolazione. Non a caso Mr. "Saxophone Improvisations" ha chiamato  la Halvorson nel suo recente tour, confermando la stima smisurata verso questa riot girl del jazz contemporaneo.

A detta di chi scrive “Misbegotten Man” è la vera perla nella versatile carriera post-Storm & Stress di Kevin Shea. Se nei Talibam! il nostro cerca di coniare un nuovo, possibile linguaggio rock, l’amplesso con Mary Halvorson nei People è già nel vocabolario del cantautorato d’avanguardia degli anni 2000.

(15/11/2007)

  • Tracklist
  1. Urban Fable #1: The Accidental Ruin Of A Romantic Populist/Lovers Breaking Up Forgotten Into Extinction
  2. Eyeball Balls Reporting Faster Than The Speed Of Sounds
  3. Interconnected Galaxalization
  4. Phantasmagoric Energetics Of Our 4-Legged Forebears, The
  5. Biomimicry Of The Social Body
  6. But, I Like My Rotten Head/Sleeper Cells Were His Bailiwick Until That Fateful Moment When The Heart Stopped Pumping
  7. Evergreens Cover A Beautiful Day Lost To Reflection/Imagination Rounding Out The Larger Picture, The
  8. Misbegotten Man In Perpetuity/Zapped By An Unremitting Supernaturalist
  9. Myspace, O Myspace
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