Girls Names

The New Life

2013 (Tough Love/ Slumberland) | psych-jangle-pop

La "nuova vita" dei Girls Names è iniziata l'anno scorso, su uno dei palchi del Primavera Sound: la possibilità di suonare le canzoni che poi sarebbero finite in questo “The New Life” è stata, per la band di Belfast, la prova decisiva. In continuo mutamento, alla ricerca di un nuovo suono, hanno contrapposto al sole spagnolo la loro nascente cupezza d'animo, riflessa dalle canzoni che poi avrebbero composto il loro secondo disco. Il passaggio da tre a quattro elementi ha contribuito non poco al cambio di sonorità, all'abbandono di quell'attitudine spigliata che ne caratterizzava il noise-pop dell' esordio.
Presasi dunque sei mesi di tempo dopo la conclusione del tour per recuperare l'ispirazione necessaria a supportare il completo cambio di rotta, la band compie un salto di qualità inaudito, stravolgendo irrimediabilmente il proprio sound e la propria estetica. La naturale consapevolezza del cambiamento in atto ha fatto in modo che questo avvenisse comunque solo in positivo, e che la freschezza turbinosa dell'esordio apparisse come uno dei tanti possibili percorsi da scegliere, uno delle eventuali facce con cui presentarsi al pubblico.

E già l'accoppiata iniziale “Portrait” - “Pittura Infamante” svela molto dei mutati propositi della band: la prima, frammento introduttivo per solo organo, a dipanarsi rapidamente coi suoi tratteggi estatici; la seconda, in cui sfuma la psichedelia trasognata del conciso preambolo, a farsi più articolata e obliqua, forte di una sostenuta linea di basso e del pulito jingle-jangle di chitarra, a definire col suo giro ciclico di accordi l'accigliato contorno melodico. E' infatti proprio tra questi due estremi che gravita la proposta del quartetto, non più semplicemente (e semplicisticamente) riconducibile a un ambito wave, e invece ben più attenta a ricorrere ad un ampio ventaglio di soluzioni.
Nessuna sorpresa quindi che i brani, un tempo scattanti, nervosi, di rado oltre la soglia dei tre minuti, qui godano di un maggiore respiro, sviluppino con maggiore distensione le proprie idee e che di conseguenza agli scanzonati rumorismi garage si sostituisca un mood marcatamente riflessivo, quando non ombroso, figlio dell'avvenuta trasformazione. E con la voce di Cathal Cully, fattasi se possibile ancora più spessa e baritonale che nell'esordio (siamo in piena zona Ian McCulloch, tra l'altro influenza dichiarata da parte della band), si aggiunge in questo modo l'ultimo ingrediente alla fosca ricetta psichedelica del disco, sospesa tra estatico rapimento e inquietudine.

E la title track posta in fondo all'album, che nei suoi sette minuti e mezzo di pura kraut-jangle music (!) svolge la stessa funzione che fu di “Kopter” nel recente esordio dei connazionali TOY, riassume questo dualismo, affidando al minimale ripetersi della ritmica (la quale cambia con gusto verso la metà del brano) l'incarico di sostenere la sfumata progressione vocale, che stempera in una poderosa coda strumentale variamente arricchita di turbini shoegaze, assoli di chitarra e contrappunti di sintetizzatori. Ma anche quando i brani prendono con maggiore convinzione una strada stilisticamente più definita, confinando alle retrovie ingerenze diverse, i risultati sanno appagare appieno le aspettative.
Anzi, è proprio in pezzi simili che emerge con decisione tutta l'ambizione di cui dispone il quartetto, destro nel saper conferire anche all'episodio più usuale quel tocco che tiene a bada la banalità. Se svetta su tutte l'inquietudine malinconica di “A Second Skin”, con tanto di chitarra di derivazione Sisters Of Mercy a decelerare e poi ripartire a suo piacimento, il surf slabbrato e spaesato di “Hypnotic Regression” (un nome un programma), le reminescenze jangle di “The Olympia”, l'impeto lisergico in zona gaze di “Occultation” e il rapido estinguersi dell'energica “Notion” sanciscono l'avvenuto passaggio di livello, forse meno immediato e pop, eppure capace di anatomie sonore tra le più avvincenti e personali degli ultimi anni.

Ci troviamo di fronte alla realizzazione di un'opera spiazzante, non tanto nei contenuti quanto nel mutamento che ha condotto alla sua realizzazione: in pochi infatti si sarebbero aspettati dai Girls Names una prova del genere. Smaltita la prima impressione, quel che rimane è un disco tremendamente solido, fatto di convinzioni ancor prima che di scelte stilistiche, che fa salire comodamente la band di Belfast in rampa di lancio e alza l'asticella nei confronti di tutte le produzioni future di stampo simile. In attesa che qualcuno possa raccoglierne la sfida, magari da oltreoceano, il presente ora è tutto dei Girls Names.

(02/02/2013)

  • Tracklist
  1. Portrait
  2. Pittura Infamante
  3. Drawing Lines
  4. Hypnotic Regression
  5. Occultation
  6. A Second Skin
  7. The Olympia
  8. Notion
  9. Projektion
  10. The New Life
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