Tra i due, quella col pedigree è senza dubbio lei, Holly Golightly. Un passato nei Thee Headcoatees con Billy Childish, e poi una carriera solista iperprolifica, che ha già fruttato una decina di album dal 1995 ad oggi, a cui dobbiamo sommare quantomeno le amicizie importanti, tipo quella con i White Stripes, che l’hanno voluta nel loro masterpiece “Elephant” a duettare con Jack White in “It’s True That We Love One Another“. Lui, al contrario, è un signor nessuno, apparentemente. Viene dal Texas, si chiama Lawyer Dave, ma in giro si fa conoscere col nome della sua band, The Brokeoffs, titolare di un album autoprodotto ormai introvabile e che, alla voce “membri del gruppo”, sulla sua pagina Myspace indica: Testa alla voce, Piedi alla batteria, Dita alla chitarra e al basso (!).
Un simpatico cazzone, insomma, che l’anno scorso si era unito ad Holly in occasione del loro primo disco assieme, intitolato “You Can’t Buy A Gun When You’re Crying”.
Tornano ora con un secondo album, “Dirt Don’t Hurt” che, al pari del primo, è come la manna per tutti gli appassionati di country, pre-war folk, primissimo rock’n’roll, il tutto suonato con una frizzante indole garage minimalista nelle mani e lo spettro del Tom Waits più bislacco nel cuore. A questo aggiungiamo la bellezza delle quattordici canzoni in programma, quasi tutte a due voci, baciate da una scrittura limpida e sempre freschissima ed efficace, e l’irriverenza sia pur tradizionalista di un Bob Log III ed il gioco è fatto.
Country’n’roll bluesati di ineguagliabile gradevolezza (“Bottom Below“,“My 45“), ballate country trafitte da slide guitar in cui Holly pare quasi emulare Lucinda Williams (“Up On The Floor“,“For All This“), stornelli appalachiani che paiono provenire dagli anni 30 (“Cluck Old Hen“,“Boats Up The River“), disseccate ballate blues in cui è possibile respirare l’aria del deserto (“Indeed You Do“), canzoni che rimandano al più romantico e notturno Tom Waits (“Burn Your Fun“, la stupenda “Slow Road”, Three Times Under“, che in qualcosa ricorda anche i duetti tra la Campbell e Lanegan).
Se non siete in fissa per la novità ad ogni costo, se appena appena avete un po’ d’interesse per la musica americana, se siete in cerca di un pugno di canzoni capaci di tenervi incollati allo stereo senza annoiare mai, allora in “Dirt Don’t Hurt” potreste trovare il classico disco “minore”, capace però di migliorarvi ben più d’una giornata.