Pyramids - Pyramids

2008 (Hydra Head)
black metal, dream-metal
Tempo fa ho letto un libro di un famoso scrittore italiano; tra i protagonisti della storia c’era un bizzarro musicista, sempre alla ricerca di nuovi esperimenti sonori. Un giorno ordinò alla banda cittadina di dividersi in due gruppi, collocati ai due lati della via principale: al suo segnale, le due bande sarebbero partite, l’una in direzione dell’altra, alla stessa velocità, suonando musiche differenti, fino a incrociarsi in un caos inverosimile ma fantastico al centro della via. L’esordio dei Pyramids mi ricorda esattamente questo episodio.

L’apertura (“Sleds”) è un nitido esempio di quanto appena scritto: una voce eterea e ascendentale, quasi Sigur Rós in maniera alienante, è coperta da chitarre amelodiche, sfuggenti, distorte ma anche mezzo di distorsione della realtà: come se la traccia principale della voce fosse scollata in un’altra dimensione rispetto ai movimenti della chitarra. Lo stesso discorso viene portato avanti dalla fantastica “The Echo Of Something Lovely”: ancora più distante e distaccata da una possibile realtà, assorta in una contemplazione mistica intensa e coinvolgente; le lente linee di chitarra si stemperano nello spazio, così come la voce che a tratti scompare, allontanata da scosse di batteria, per poi riemergere lentamente.

I Pyramids si dimostrano abili manipolatori della dicotomia, sempre interessante, incanto/ desolazione. Pezzi come “This House Is Like Any Other World”, “Igloo”, “End Resolve” sono assolute manifestazioni soniche, rumoristiche e completamente indecifrabili che nascondono la sconvolgente voce, persa nel magma sonoro, in cerca di qualcosa e totalmente fuori dal contesto. Il tutto mantenuto in movimento da una parte dal drumblast, che riconduce subito al black metal, dall’altra da chitarre riverberanti all’infinito, sia nei momenti più lenti che nelle rapide accelerazioni.

Tutti i pezzi sono capaci di tenere livelli di tensione e drammaticità molto elevati senza sembrare mai forzati o costruiti, anzi: comunicano un senso di naturalezza compositiva e una grande originalità. “Hellmonk”, poi, è un piccolo momento (3:11) di caos astratto, compatto quando si appoggia sulla batteria (dal suono secchissimo, polveroso) e nebuloso quando le chitarre giocano tra di loro.

Le ultime tracce abbandonano ogni speranza melodica e paradisiaca per lanciarsi in una lunga corsa violenta e sconquassante verso il buio. “Hillary” mette in mostra una sezione ritmica industrial su bordate soniche di chitarra; “Ghost” alterna black metal a ambient spettrale, appunto; “Monks” punta al cervello senza prendere fiato, in un turbine rapido e asfissiante di drumblast; “1, 2, 3” prova, in chiusura, a inserire il cantato in screaming con risultati apprezzabili ma comunque lontani dal resto del disco.

Sulla scia di grandi sperimentatori dell’ultimo decennio (tra tutti il blasonatissimo Jesu), i Pyramids si affacciano con questo album omonimo pieno di interessanti spunti e nuove, fresche idee per territori musicali soggetti a facile scadenza; si distaccano infatti dalle sperimentazioni più famose per la loro maggiore astrazione, ricerca del mistico, assenza totale di logica melodica e per le improvvise esplosioni. Un disco spiazzante, intenso, coraggioso.

Tracklist

  1. Sleds
  2. Igloo
  3. The Echo Of Something Lovely
  4. End Resolve
  5. Hellmonk
  6. This House Is Like Any Other World
  7. Hillary
  8. Ghost
  9. Monks
  10. 1, 2, 3

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