Aluminum Group - Little Happyness

2008 (Minty Fresh)
alt-pop

Come un soave libeccio, si propaga ineffabile e confortante il nuovo atto di Aluminum Group, redivivi dopo un lustro di silenzio. Il duo chamber-pop di Chicago, formato dai fratelli John e Frank Navin, completa così in "Little Happyness" la propria trilogia sulla "felicità" iniziata nel 2002 con "Happyness" e bissata da "Morehappyness" l'anno dopo.
Felicità come inesplicabile repentino raggio luminoso di gioia e sollievo, fulminea rifrazione che attira risposte emozionali ridipingendo il colore sui volti e sui corpi.

Una candida spontaneità rasserenante rispecchia per frammenti nella musica dei Navin. Un'ansia di sogno, spleen euforico contagiante: "Little Happyness" è un balsamo lieve e dilatato, che si percepisce subliminale, che subdolo descrive emozionalità e, galeotto, tradisce debolezze.

La sinuosa arte dei fratelli Navin si sparge periferica, traccia per traccia in questo nuovo lavoro, e rinnova nella lievità paesaggista della formula del nuovo corso, che ammicca con l'elettronica.
L'esperto John McEntire (Bastro, Tortoise ecc.) co-produce il tutto in gran confidenza, esaltando, nella modernità del proprio stile sincopato e liquido, i valori e i colori innati dei fratelli Navin, senza interferire sui loro tratti caratterizzanti né sui naturali spazi espressivi.
Sicché il duo muove felino e vivace entro tessiture venate di frammenti elettrici, di fluidità tastieristiche, sciorinando spesso, nella magia delle corde chitarristiche e in duetti vocali d'eleganza d’antan, la classe delle più vivide pagine dei loro paradigmatici esordi.

Il brano che avvia il disco, "Milligram Of Happiness" torna infatti a contemplare i fasti luministici dei capolavori orchestrali e complessi "Plano" (1998) e "Pedals" (1999); ripristinando quelle coreografie strumentali elegiache e abbacinanti, e sgargianti cori misti (come pure la meditativa, vespertina "Atlantic").
Per poi far giorno e virare in swing ammiccante, su "Post It", o nel cielo terso e nel puntillismo di "Lovely Day", nelle levità diffuse e stuzzicanti di "Headphones" e "Checking Out".
Come infine avvalora il colpo di coda "The World Doesn't Spin On Us", nei Navin l'avvenenza melodica è fatalità appassionata, felicità impulsiva. È un atto d'istinto non riducibile, è destino.

Non c'è verso che sfumi o trascolori qualcosa, nei loro versi. Come solo è dato ai grandi scrittori pop.
Ci troviamo in ambiti Steely Dan, Prefab Sprout, Aztec Camera, The Bible, China Crisis. Ora l'uno, ora l'altro, simbolicamente affiora ammiccando, a presiedere un cerimoniale vincolante in questo nuovo significativo tassello per il pop dell'ultimo ventennio.

Tracklist

  1. Milligram of Happiness
  2. Post It
  3. Beautiful Eyes
  4. Lovely Day
  5. Headphones
  6. Paper Crowns (Runaway Bride)
  7. Checking Out
  8. Atlantic
  9. Note to Self
  10. Think of the Boy
  11. The World Doesn't Spin On Us

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