Paolo Zanardi - I barboni preferiscono Roma

2007 (Olivia Records)
songwriting

Per chi ebbe la fortuna di mettersi in casa "Portami a fare il giro", il nome di Paolo Zanardi richiamerà alla memoria un cantautorato eclettico e mai banale, della cui autenticità un disco come "I barboni preferiscono Roma" è sicuramente una bella conferma.

Facendo leva su un impianto più variegato e su sonorità che si riappropriano, tra le altre cose, del folklore attraverso la lente fiabesca e surreale di un Capossela, quest'opera seconda del musicista pugliese ci tiene a mettere in chiaro che dormire sugli allori è inutile quanto controproducente. Ed, allora, vale la pena tentare strade nuove, tra una festa che guarda ad Oriente ("Piazza Vittorio"), un'ipotesi vagamente Beirut ("Houdini"), una ballata dolceamara, tra slide e cani abbaianti (la title track) e, perché no?, anche istantanee surf Shadowy Men On A Shadowy Planet ("Zazerkaljie"). L'atmosfera, ovvio, è sempre di quelle che fanno bene al cuore. Ed è naturale che sia così, perché Zanardi sembra, prima di tutto, divertirsi, senza menare troppo il can per l'aia, anzi, concedendosi pure un delicato abbaglio punkettoso ("Isola"), mentre altrove, magari, il mistero e il fascino dell'Est si colorano di neo-sentimentalismo da balera ("Tatiana").

Eppure, come "Portami a fare un giro" insegnava, dietro questo candido mondo fatto di festa e abbandono gioioso, si cela pur sempre un'anima contagiata dallo spettro ineludibile della vacuità del tutto. Versi come "lo spettro di una vita / piacevolmente vuota", però, hanno pur sempre un senso meno doloroso se le aspirazioni sono altre, più giocosamente importanti ("si, ma... vuoi mettere risorgere?", recita ancora la convulsa "Gli ultimi giorni di Pompeo"). Per una prima parte, quindi, più ariosa, una seconda più intimista e relativamente sofferta, in cui Zanardi sembra ripiegare su se stesso, anche se sempre con gli occhi rivolti verso l'esterno, dove le cose che accadono potrebbero anche non riguardarci.

Sfilano, quindi, una "Lady Lazarus" sorniona e fascinosamente indolente, ballate panoramiche e carezzevoli ("Playboy"), il piglio cronachistico di una "Rapina ad un distributore di benzina" invero un pò sottotono e il blues aereo/rarefatto di "Torpignattara blues". Anche se "non c'è rimedio alla noia", perchè "è la meccanica, è vivere" ("Salsedine", le cui briciole di rovente nostalgie s'inceneriscono nel vortice di fiammate elettriche), "I barboni preferiscono Roma" sembra volerci confidare un segreto: solo l'arte può rendere tutto questo sensato e degno di essere vissuto. Perciò, anche l'abbandono deve necessariamente assumere i connotati di un deliquio irripetibile e senza limiti ("Suite").

Come a dire, tra le altre cose, che se l'equilibrio di "Portami a fare un giro" è solo sfiorato, anche questo disco merita senza dubbio un po' della vostra attenzione.

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