MAGNETOPHONE - The Man Who Ate The Man

2005 (4ad)
electro

Ritornano i Magnetophone, alfieri misconosciuti della scena electro britannica (ma pure europea), dopo ben cinque anni di silenzio. Tanto è, infatti, l’arco temporale che li tiene separati tra primo (“I Guess Sometimes I Need To Be Reminded Of How Much You Love Me”; 4AD, 2000) e secondo Lp, durante il quale feeling , interplay e scrittura appaiono se non altro maturati. E’ ancora voyeurismo electro dalle inquiete spavalderie ambientali, vocalismo dreamy-lo-fi e campionamenti creativi come punto di sutura, quello che emerge dall’ascolto di questo nuovo lavoro su 4AD. Si comincia con carillon da pelle d’oca di synth a cappella mentre geiger electro ne sfaldano indefinitamente la percezione (“Let’s Start Something New”), e si prosegue con il sampling psichedelico e sornione di guitar-sound effettato e rinforzato da un upbeat Moby-iano (“Kel’s Vintage Thought”).

La spettacolare ipercinesi kraut di “Benny’s Insobriety” proietta un outer space di caleidoscopi fraseggi Cluster-iani in reverse, cellule melodiche in rotazione, drum’n’bass supersonici, e – nel mezzo – una sospensione d’immensità virtuale: avant-IDM. “The Only Witching You’ll Be Doing” attacca con un arpeggio lo-fi per poi farsi sommergere da solenni pennate in ultradistorsione shoegaze, dove pure lo scivolamento delle dita sul manico dà luogo a pure radiazioni emotive. C’è poi “Rae And Suzette”, dal pregevole mimetismo a base di colpi di mixer Disco Inferno, a dividersi tra organo in gorgo mistico e campioni di fuochi d’artificio utilizzati come spunto ritmico aleatorio, o “Kodiak” e il suo sampling percussivo alieno, o ancora la preghiera di “A Sad Ha Ha (Circled My Demise)” per stasi spettrale di synth e vortici dissonanti in lontananza.

La seconda parte dell’opera modula queste componenti in piece possibilmente ancor più sentite. “Motion G”, statica e dolente, ha un accompagnamento trip-hop Thievery Corporation a cullare una sordina raga che pian piano si spande tutt’intorno. “I’ve Been Looking Around Me” è una vignetta agreste-sognante con piano campionato trillante, fisarmoniche nei due canali stereofonici e un canto gospel-blues. “In The Hours After”, piccolo gioiello di mimetismo alle prese con il fantasma del riff della Stones-iana “Street Fighting Man”, farebbe crepare d’invidia l’attuale Caribou. Infine, “Let’s Start Something Smooth”, reprise variata dell’incipit (tamburello, chitarre acustiche e linea vocale), riprende in braccio l’ascoltatore dopo tanto smarrimento timbrico-armonico. Al secondo tentativo, John Hanson e Matt Huish Saunders (entrambi nativi e residenti a Birmingham) propongono una ricetta duratura di modellazione acustica, sia elucubrazione che originalità d’espressione, cura del discorso generale, lettura di registri di lunga distanza che imposta il colpo e irradia efficacemente in più direzioni. Non banali montaggi di post-produzione, ma ricerche empiriche (esistenziali?) sulla gamma brillante del suono (dell’umanità?).

Tra gli special guest dell’album, quello delle terribili sorelle Deal (per l’occasione improvvisatesi fantasmagoriche ninfette ambient-pop ) fa una discreta figura. Un’autodefinizione pittoresca e composita: “Alpha Beti Bon-Tempi Underwater Electro-Hydro Sound-Fusion”.

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30/04/2026

Tracklist

  1. 1. Let's Start Something New
  2. 2. Kel's Vintage Thought
  3. 3. The Only Witching You'll Be Doing
  4. 4. Circle My Demise
  5. 5. Kodiak
  6. 6. And May Your Last Words Be A Chance To Make Things Better
  7. 7. Benny's Insobriety
  8. 8. Ray And Suzette
  9. 9. In The Hours After
  10. 10. Without Word
  11. 11. Motion G
  12. 12. I've Been Looking Around Me
  13. 13. Let's Start Something Smooth

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