XIU XIU - Eraserhead Xiu Xiu

2026 (Polyvinyl records)
ambient, post-industrial, soundtrack
6.5

Nella costellazione dei propri affetti, è evidente, Jamie Stewart e Anna Seo hanno David Lynch tra le stelle più luminose. È riscontrabile non solo nei tributi manifesti (XIU XIU – Plays The Music Of Twin Peaks, Polyvinyl, 2016), ma anche nello stile perturbante e cacofonico, nell’angoscia esistenziale e surreale e nella capacità di intercettare le più bieche nevrosi dell’America profonda con un iper-realismo mascherato da allucinazione.

Con queste premesse, la decisione di confrontarsi con Eraserhead non dovrebbe sorprendere, anzi è forse la scelta più naturale. Il progetto, prima dell’incisione su disco, nasce come una risonorizzazione dal vivo di installazioni video originali ispirate al capolavoro Lynchano. In questi spettacoli, in una penombra azzurognola da concerto in acusmonium, il duo californiano dà voce agli incubi e ai languori proiettati.

L’atmosfera crepita e freme in una densa nebbia di elettricità statica che accresce il senso di straniamento. L’uso massiccio di field recordings industriali riesce a spingere l’opera fino a episodi alla “Pretty Hate Machine” (“Tetra”) – naturalmente affini ai più sinistri Xiu Xiu (“Support Our Troops OH! Blacks Angels OH!” di Fabulous Muscle). Così fra clangori metallici, nastri sbobinati, incursioni di inquietanti jingle televisivi, voci distorte, giocattoli e beat invasivi e sghembi, tutto un florilegio di miserie e terrori ci viene riproposto come origliassimo da dentro un orrorifico carillon di latta.

L’esercizio inevitabile per chi ascolta è una dialettica con la propria capacità d’astrazione. Si tenta di indovinare a quale scena topica si potrebbe affiliare questo o quel momento del brano. Dai lunghi sguardi ai radiatori, alla grottesca cena delle quaglie, ai lamenti del prematuro in fasce, alla disumanizzante processione delle matite. Solo “In Heaven”, con la sua forma-canzone, riesce a eludere questo meccanismo. Proposta in una rivisitazione più cupa, si lascia intorbidire dalla tensione sordida che provoca la voce di Jamie Stewart.

Il risultato finale è un corpo sonoro stratificato, autonomo, vibrante e disturbante, capace di ricalcare l’originale con l’implemento di notevoli contrappunti personali. Un approccio tutto sommato conservativo che non vuole ricostruire da zero, ma si preoccupa di restituire una brillante mimesi del lavoro di Alan Splet e David Lynch.

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17/09/2026

Tracklist

  1. 1. Viento
  2. 2. Sleep Synth
  3. 3. Tetra
  4. 4. Steampipe
  5. 5. Smashy Smashy
  6. 6. Ether
  7. 7. In Heaven