Bassista dei Magazine e dei Bad Seeds dei primi dischi, Barry Adamson ha intrapreso la sua carriera solista sul finire degli anni Ottanta. Nei suoi lavori Adamson ha mostrato di essere ottimo musicista e grande ascoltatore e conoscitore di rock in senso lato, sviluppando una tendenza da compositore (concretizzatasi poi nelle collaborazioni con Oliver Stone e David Lynch) e andando a lambire uno spettro sonoro molto vasto.
Il suo ultimo "Stranger on the Sofa" non fa che confermare la maestria e l'eclettismo del suo autore, ma, al contempo, gli anni che passano ne mostrano tutti i limiti, che non sono d'ispirazione, quanto piuttosto di personalità e incisività. In pratica, ci si trova di fronte ad un album fatto di pezzi alla maniera di, rifatti in modo egregio, con produzione sempre sin troppo luccicosa e perfettina, ma senz'anima. Mestiere a pacchi, insomma, ed emozione ai minimi storici.
Parlavo di varietà: basta l'inizio per palesarla. "Here in The Hole" è un recitato fosco nelle cui fessure si inseriscono soffi di elettronica; "The Long Way Back Again" è una cavalcata di frontiera d'impostazione classica, con spruzzi di armonica e organetto; "Who Killed Big Bird?" è uno strumentale su ritmi tribali da ballo meccanico, con intrusioni di organo e fiati. "Officer Bentley's Fairly Serious Dilemma" parte invece come pop-rock squillante dal sapore funky, poi è trascinato in un lungo corpo centrale di schitarrate assortite di varia ispirazione (hard, wave, noise), per concludere tornando nell'ovile.
La carne a fuoco è parecchia, ma la fiamma non è sufficiente, sicché tutto viene cotto solo un po', ma niente raggiunge il livello adeguato. "Theresa Green" è uno dei pezzi che più vi si avvicina, soul moderno su giro di piano e chitarra con elettronica suadente, cantato nel registro del Lanegan più fatalista. E' il preludio ai momenti migliori, quando Adamson ricerca partiture più interiori, e l'artificiosità annega nel piacere. Trattasi di "The Sorrow and the Pity", tra gli Air delle Vergini Suicide e i pennelli burtoniani, e di "Inside of Your Head", ballata fatata, fra Morricone e i Calexico.
La cifra generale però non cambia e il gioco dei riferimenti è il maggiore sussulto (intellettuale) che il disco può dare: in questo, il punto maggiore lo raggiunge la mediocre "My Friend the Fly", che va a citare gli spot dei Residents del "Commercial Album", mettendovi a termine un'apertura in fiati. Non resta che altro vagare, il rockettino di "You Sold Your Dreams", l'ambient di "Deja Morte", l'elettronica inquieta fra Two Lone Swordsmen e post di "Dissemble", pezzi ancora una volta fra la sufficienza e la noia.
"Stranger on the Sofa" è il classico esempio di come sia difficile trovare criteri universali e "freddi", basati sulla composizione, per giudicare la musica. Non si parla di equazioni: e tecnica, gusto e conoscenza non danno automaticamente come risultato un bel disco.