Lontani dall’esperienza dei 7000 Dying Rats, Steven Rathbone e Donald James Barraca formano i Lair Of The Minotaur nel 2003, con l’obiettivo di avvicinare la mitologia greca tramite un incrocio bastardo di doom, stoner e thrash. Roba insana, insomma, ma tenuta a bada grazie a un talento tutt’altro che disprezzabile, sulla cui tenuta la band di Chigago costruisce maestose impalcature di watt, muscoli e ferocia. A cominciare da "Juggernaut Of Metal", la sensazione che, alla fine di questi quaranta minuti scarsi di musica le orecchie potrebbero anche sanguinarci, è davvero forte. Un sound che dire imponente è voler usare un eufemismo, facendo finta, tra le altre cose, che in questi primissimi minuti non vi sia anche lo zampino di certi
Today Is The Day…
La tensione, dapprima trattenuta e poi liberata in un
ramalama incandescente, finisce in "Behead The Gorgon" per celebrare un matrimonio davvero perfido, in cui a convolare a nozze troviamo
Slayer e
Black Sabbath. Eccola, poi, la carneficina
in-your-face della
title track :
thrash & speed che zigzagano indemoniati, se non fosse per quelle solite, potenti rasoiate al ralenti.
E’ certo che questi scalmanati hanno qualche buona ragione per essere in sintonia con l’apocalisse ("Horror"), e di certo la vischiosa tempesta di "Grisly Hound Of The Pit", che sembra velocizzare le temibili visioni
doom degli Electric Wizard, non riesce a convincerci del contrario. Ci mancherebbe altro! D’altra parte, per certi brani come "Cannibal Massacre", alla fine basta il solo titolo a chiarirci le idee, tanto, poi, a verificarne l’impatto e la potenza, ci penseranno i vostri poveri impianti hi-fi. E se non ne avete uno decente, non venite a prendervela con me quando vi toccherà in sorte l’ombra dei
Cannibal Corpse che s’allunga per qualche momento (ma forse giusto un attimo…) nello
stoner incalzante di "Engorged With Unborn Gore".
Insomma, volendo sintetizzare, questi Lair Of The Minotaur (al secondo album, dopo il discreto "Carnage" del 2004) se la cavano più che bene. Così, consapevoli del fatto che in futuro potrebbero riservarci qualche sorpresa rilevante, ci gustiamo la conclusiva "The Hydra Coils Upon This Wicked Mountain" con ghigno soddisfatto, mentre l’epico
trip compie il suo dovere.