Slayyyter - Wor$t Girl In America

2026 (Columbia)
bass-music, electroclash, industrial-hop
Una certa qual propensione al sordido è sempre stata di casa nei progetti di Catherine Garner, meglio nota come Slayyyter. Questo, e una spiccata attitudine edonista, talmente sfrontata da rendere a loro modo pacati i tanti interpreti pc-music/hyperpop che nel mentre si facevano beffe delle convenzioni pop. Poco importa che abbia tentato di mascherare le proprie inclinazioni dietro a più ordinari disegni melodici e a una narrazione da diva noir d'antan: quanto si agita sottopelle scalpita per fuoriuscire, ed ecco che dopo uno “Starfucker” ben attrezzato a leggere i meccanismi dell'electropop più flessuoso, la ragazza peggiore d'America esce nuovamente allo scoperto, con il suo pesante bagaglio pieno di appetiti insaziabili, prurigini incontrollate e materialismo spinto. Ma dietro a questa fiera degli eccessi batte un cuore elettrico, un'anima appassionata che al momento opportuno non tarda a mostrare il suo lato più vulnerabile.

Persa tra i boschi del suo Missouri, possibilmente con un fucile in mano, sicuramente con le cuffiette connesse all'iPod della sua infanzia, Slayyyter non fa prigionieri, quando reclama qualcosa lo ottiene senza troppi complimenti. Già diventato uno dei momenti topici della stagione, “Crank” è pura libidine, impacchettata in un ferocissimo incastro industrial-hop, un resoconto di notti brave e sesso indiavolato che nel mentre non esita a regalarci una delle frasi più cariche dell'anno (“I get so gay off that Tequila!”).
“Beat Up Chanel$” raddoppia la posta in gioco, presentandoci la ragazzaccia in cerca di soldi, droga, quella vecchia borsa di Celine, distribuendo rifiuti e sdegno come caramelle: che il tutto prenda piede sopra un beat che avrebbe fatto salivare i migliori Crystal Castles rende l'intero resoconto se possibile ancora più terrificante. Dove poi non arriva l'aggressività sopperisce il sarcasmo: muovendosi su stilemi post-post-punk meglio di tante band contemporanee dall'altra parte dell'Atlantico, “Cannibalism!” azzarda paragoni audaci e incontri misteriosi col fare di un'eroina psychobilly, prima che “I'm Actually Kinda Famous” sbatta in faccia a invidiosi e clout-chaser di circostanza, con fare da consumata drag-queen, cosa significhi davvero aver agguantato la fama, per quanto relativa possa essere.

Non vi è però una convincente narrativa americana senza vedere il rovescio della medaglia, e come in una pellicola a cavallo tra il Gregg Araki della Teen Apocalypse Trilogy e il primo Harmony Korine, tutta la miseria e il dolore spuntano fuori come sangue fresco. Ce lo ha raccontato d'altronde un certo “Brat” quanto dietro certi atteggiamenti si celano paure, insicurezze, fragilità a cui finalmente dare voce. E così benzinai sul ciglio della strada diventano il teatro d'azione di un complicato rapporto padre-figlia (il velenoso momento electroclash “Gas Station”), la natia St. Louis è il fattore fondamentale perché il gioco delle attenzioni si riveli invece più unilaterale del previsto (scene di miseria e recessione tra le cowbell industriali di “$t. Loser”), si invoca a squarciagola la considerazione altrui, anche quando magari non è propriamente ben riposta (il metronomo elettrico che risponde a “What Is It Like, To Be Liked?”).
Arrivare a compiere l'atto estremo, tentando di mascherare alla fine i lati più sgradevoli di sé, è quasi una conclusione logica, rispetto a quanto si ha avuto modo di ascoltare (“Brittany Murphy”, la compianta icona ammirata da Slayyyter). 

In un ciclo che ci riporta all'inizio, a una “Dance...” che ha presentato l'intero disco con uno dei clip più impattanti dell'ultimo decennio (lo potete vedere qui accanto), l'importante è ballare, anche e soprattutto nelle peggiori delle avversità, con le creature della notte a farsi sempre più pressanti. Poco importa quale sarà l'esito finale, quali i voltafaccia che la vita porterà in seguito. Dietro a questa corsa senza freni, a questi beat che possono perforare il metallo, sta una delle menti più eccitanti e consapevoli del pop contemporaneo. Crank it!






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