Cresce l’attesa per il ritorno in Italia dei System of a Down. Lunedì 6 luglio la storica band californiana sarà protagonista all’Ippodromo Snai La Maura di Milano per uno degli appuntamenti più attesi degli I-Days Milano Coca-Cola 2026. Guidato da Serj Tankian, il gruppo porterà sul palco uno show che si preannuncia ricco dei grandi classici che hanno segnato la storia del nu metal.
Il programma della giornata
La giornata prenderà il via nel pomeriggio con gli opening act. Ad aprire saranno gli Acid Bath, seguiti dai Queens of the Stone Age, prima dell’ingresso in scena dei System of a Down alle 21.
Gli orari ufficiali sono i seguenti:
La scaletta dei System Of A Down
Per quanto riguarda la scaletta dei System Of A Down, è probabile che venga riproposta una selezione molto simile a quella eseguita il 29 giugno in Svezia, basata su alcuni dei brani più celebri del repertorio del gruppo, da “Chop Suey!” a “Toxicity”, passando per “B.Y.O.B.”, “Aerials”, “Sugar” e “Lonely Day”.
Ecco la possibile scaletta del conccerto dei System Of A Down a Milano:
Soldier Side – Intro
B.Y.O.B.
Suite-Pee
Chic ‘N’ Stu
Prison Song
Aerials
I-E-A-I-A-I-O
Innervision
Darts
Genocidal Humanoidz
Needles
Deer Dance
Radio/Video
Dreaming
Hypnotize
ATWA
Bounce
Suggestions
Psycho
Chop Suey!
Lonely Day
Lost In Hollywood
Streamline
Spiders
Forest
DAM
War?
Toxicity
Sugar
Il libro
Nati a Los Angeles nel 1994, i System of a Down sono diventati una delle formazioni più influenti della scena metal contemporanea grazie a uno stile che fonde heavy metal, alternative, hardcore e influenze della tradizione armena. Dopo il debutto omonimo del 1998, la consacrazione è arrivata con album come “Toxicity”, “Mezmerize” e “Hypnotize”, che hanno dato vita a una lunga serie di classici. Nel 2006 la band ha conquistato il Grammy Award per la Best Hard Rock Performance e continua ancora oggi a raccogliere milioni di ascoltatori sulle piattaforme di streaming, confermandosi tra i nomi più amati del panorama rock internazionale.
Intanto è arrivato anche nelle librerie italiane “Down with the System – Un’autobiografia (o quasi)”, il memoir di Serj Tankian pubblicato da Il Castello nella collana Chinaski. Il volume ripercorre la vita del cantante dei System of a Down intrecciando vicende personali, carriera artistica e impegno politico.
Più che una classica autobiografia rock, il libro racconta il percorso che ha portato Tankian a diventare una delle figure più riconoscibili della musica contemporanea e dell’attivismo internazionale. “Sono stato un attivista molto prima di diventare un artista”, scrive il musicista, che ripercorre le origini della sua famiglia armena, l’infanzia e l’adolescenza negli Stati Uniti e il modo in cui identità culturale, memoria storica e senso di giustizia hanno influenzato la sua visione del mondo.
Ampio spazio è dedicato naturalmente ai System of a Down, dalla nascita della band all’esplosione mondiale del successo. Tankian ricorda un momento simbolico della carriera del gruppo: “Il giorno in cui raggiungemmo il primo posto con il secondo album, “Toxicity“, era l’11 settembre 2001”. Tra gli episodi più curiosi emerge anche il racconto del suo primo concerto, nel 1984, quando la fidanzata lo portò a vedere gli Iron Maiden: “Non diventai mai un fan sfegatato del metal come gli altri membri del gruppo”.
Rievocando gli anni del boom del nu metal, il cantante osserva: “Ci fu l’esplosione di band come Korn, Limp Bizkit, Incubus, Slipknot, Linkin Park, A Perfect Circle e Papa Roach. Anche se non mi sentivo necessariamente in sintonia con tutti quegli artisti, i loro successi ci hanno certamente aperto la strada”. E rivendica un primato storico della band: “Il video di “Chop Suey!” è stato il primo brano metal a superare il miliardo di visualizzazioni su YouTube”.
La musica è strettamente legata all’impegno civile. Tankian racconta il lungo lavoro svolto per il riconoscimento del genocidio armeno e per la difesa dei diritti umani, una battaglia che gli ha procurato anche attenzioni indesiderate: “I servizi segreti turchi mi tenevano d’occhio e seguivano i miei spostamenti. Il clamore che avevo sollevato aveva attirato la loro attenzione, ma non in senso positivo”.
Tra gli episodi più significativi emerge quello del 2002, quando minacciò di lasciare la band se Sony non avesse affidato a Michael Moore la regia del video di “Boom!”. Allo stesso modo ricorda la decisione di rifiutare un concerto a Istanbul come gruppo spalla degli Slayer: “Da emergenti, rifiutammo di aprire un concerto degli Slayer a Istanbul in segno di protesta contro la Turchia, che continua a negare il genocidio armeno. Tom Araya capì la nostra posizione e non se la prese”.