Tra le colonne sonore per videogame dal potenziale enorme, quella composta da Stuart Rynn per “Ancient Aliens” ha sempre meritato un occhio, pardon, un orecchio di riguardo. Non tanto per la capacità compositiva del musicista australiano, ma per la sua vocazione a oltrepassare gli steccati del mero sound sincopato e utile perlopiù ai fan della storica serie Doom.
Noto anche come stewboy o Forty-Two, Rynn è per giunta anche level designer dello stesso Doom e ha composto musiche per diversi pwad famosi, come i vari Back to Saturn X , Plutonia 2 , Speed of Doom, Resurgence e molti altri ancora.
Le dodici partiture presenti in questa nuova versione, elaborate dieci anni fa per musicare uno degli episodi più intriganti della serie creata da Paul DeBruyne, sono un universo a sé stante. Rynn le riprende, infatti, per farne un disco vero e proprio di videogame music o midi music, le sfumature si sprecano, in grado di condurre l’ascoltatore nel mondo Doom senza tuttavia immergerlo del tutto.
Il compositore di Sydney parte quindi dall’immaginario di partenza, ovvero un’antica civiltà non specificata, che rapisce il celebre Doomguy a bordo di un Ufo, per condurlo in un viaggio intergalattico. Una condizione che è la cifra di tutti i momenti dell’album, tra accelerazioni progressive electronic e altre house (“Hypercube”) e improvvise e coloratissime pause jazz-fusion che puntano a ricreare una sosta sopra isole deserte di un altro sistema solare (“Spirit Dance”).
Alcuni brani sono fedeli remake degli originali, come afferma lo stesso Stuart, ma molti altri sfruttano solo alcuni tratti distintivi per creare qualcosa di nuovo, senza per questo intaccarne lo spirito primario, votato sempre e comunque alla sonorizzazione di un racconto fantascientifico ben preciso. Le nuove linee di piano aggiunte agli spartiti di base esplicano, così, ulteriore fantasia, mentre momenti come “Exoplanet” fanno pensare a un Aphex Twin scritturato da una società per videogiochi.
“Ritual Of The Ninth Moon” va poi ancora oltre e inscena una tensione danzante che meriterebbe di essere remixata da un gigante della consolle. E ancora “Imaginarium”, a chiudere tutto con fare tronfio.
E’ la degna conclusione di un cammino epico che Rynn ha amabilmente deciso di riprendere in un’opera consigliatissima, da ascoltare a prescindere dal richiamo ludico: insomma, che siate dei fan di Doom o distanti anni luce dal mondo dei videogame, poco importa.
01/08/2026