Un canto gutturale, rumori dall’incerta natura, sintetizzatori che graffiano l’humus sul quale si posano le grida soffocate dal terrore dell’ignoto. “Crone” è il nuovo album dei One Leg One Eye, band irlandese messa in sesto da Ian Lynch dei Lankum e dal maestro del folk-noise George Brennan. Un secondo capitolo dal respiro sabbatico e opprimente, in cui prende corpo un sound monolitico: una fitta trama di organi a canne, ghironda, stratificazioni di chitarre e archi che si fonde a field recording ipnotici, minimali e fluttuanti.
La ripetizione incessante di poche note, tipica delle ballate folk tradizionale, va di pari passo con il minimalismo spirituale, psichedelico e primordiale di una musica che si tinge di black metal.
Quattordici minuti e diciotto secondi: è questo il tempo necessario alla band per poter sviscerare tutto lo scibile sonoro che la musica degli Swans e le colonne sonore dei film di Derek Jarman hanno reso linguaggio artistico contemporaneo.
Con “Neither Fell nor Flesh”, Lynch e Brennan ricreano la profezia della vecchia strega che dà il titolo all’album, trasmettendo un senso di sventura attraverso rimbombi profondi, gemiti simili a quelli di una ghironda e interventi acuti e penetranti. Aride, arroventate, silenziosamente tenebrose, le ronzanti sonorità di synth e altre fonti musicali, non necessariamente identificabili o identificate, divengono forme rituali in cerca di un referente divino o diabolico con cui discernere.
Il titolo del primo brano, “Many Are My Names Behind”, è tratto da un racconto mitologico irlandese sulla dea della guerra, qui interpretata dalla celebre attrice, performer e scrittrice Olwen Fouéré. Un altro incastro della ricca e complessa attitudine della band per le pagine più oscure della tradizione irlandese, una narrazione musicale-letteraria che si nutre di estremizzazioni avantgarde, di goth-folk e di suggestivi scenari horror-cinematografici (“Save What Birds Will Bear Away In Their Claws”).
Sono stranamente i “pochi” quattro minuti e cinquantuno secondi di “What I Shall Follow, I Shall Hunt” i più ostici e difficili da affrontare: dense e ovattate sonorità noir-noise sono disturbate da vocalizzi a metà strada tra il regno animale e quello dei primi esseri umani. Un susseguirsi di crepitii, di suoni evocativi quanto inquietanti, un viaggio nell’oscurità delle tenebre e nelle viscere della terra che incutono più terrore di un film horror.
Con un insieme così ricco di suoni, immagini e suggestioni la musica dei One Leg One Eye è non solo coraggiosa, ma anche ammaliante e poco ordinaria, un ascolto obbligatorio per chi ha assaporato artisti come i Sunn O))), i Lankum e Anna Von Hausswolff.
09/08/2026