Voices in my head been trying to swallow me
But I don’t bite (I don’t bite)
Yeah, I’m alright, I’ve
Been holding hands with so much complexity (Ooh)
Since I was five, mm
But we’ve done alright
Nel videoclip di “petal”, il singolo che dà il titolo all’ottavo album di Ariana Grande, emerge l’immagine di un’artista costretta a sottoporsi a una serie di provini in cui viene giudicata in modo a dir poco ambiguo: da un lato il rigetto perché ritenuta poco brava nel ruolo da interpretare e dell’altro lato l’accusa di aver fatto ricorso troppo poco alla chirurgia estetica. Un modo di essere accolti dallo star-system hollywoodiano noto ormai a tutti e che viene, tuttavia, risolto con una violenza sfacciatamente pulp, con i produttori affettati da una motosega, manco Ariana fosse una versione femminile di Tony Montana, mentre le altre candidate approvano divertite l’epilogo.
Sono immagini tanto potenti quanto emblematiche per definire la pressione mediatica enorme con quale la popstar americana è costretta inesorabilmente a fare i conti ogni santo giorno praticamente da sempre. E che precedono l’annuncio di allontanarsi dagli eventi pubblici a partire da settembre, una volta concluso l’”Eternal Sunshine Tour”, per una scelta a quanto pare maturata da tempo e non più rimandabile, dato il “continuo e incessante giudizio da parte dell’opinione pubblica”, soprattutto sui social, dove negli ultimi anni l’aspetto fisico di Ariana Grande è stato in maniera brutale messo al centro di speculazioni, critiche gratuite e commenti altrettanto non richiesti sul suo dimagrimento.
Contestualizzato doverosamente il quadro con cui “petal” arriva alle nostre orecchie, veniamo finalmente alla musica, ovvero alle dodici canzoni contenute in un disco con il quale l’ex-stellina di Disney Channel, oggi trentatreenne, punta ad affrontate e infine esorcizzare alla sua maniera il lato più duro della celebrità, una condizione aggravata per giunta dal trauma dell’attentato del 22 maggio 2017 alla Manchester Arena, quando al termine di un suo concerto persero la vita 22 persone e oltre 500 rimasero ferite. E susseguitasi nel corso degli anni successivi tra condizioni di salute talvolta visibilmente preoccupanti, spiegate nel 2023 dalla musicista con queste parole su TikTok: “Il corpo a cui paragonate la mia immagine oggi era la versione meno sana di me. Prendevo antidepressivi, bevevo, mangiavo in modo sbagliato. Ero nel momento peggiore della mia vita: vi sembravo in salute ma era tutto tranne che sano”.
Se la narrazione è quella di un confessionale che tenta di rastrellare i demoni cattivi, la musica non sempre asseconda al meglio tale necessità emotiva. L’introduttiva “kiss me” è una cavalcat(in)a elettropop per metà trionfale con cui la Grande invita a fuggire da tutto il marciume attraverso un ultimo bacio figurato, insomma il piano è chiaro fin dall’inizio: addolcire un messaggio drammatico con soluzioni mielose. Il battito lunare di “hate that i made you love me” alza un po’ l’asticella, grazie anche a un refrain quasi avvincente, così come la sopracitata title tracking aggiunge pepe urban-soul all’insieme, prima che la successiva “stay” riassesti il colpo su piani più morbidi, senza tuttavia lasciare alcun segno tangibile. Molto meglio il ritmo quasi spezzato (tanti direbbero broken beat, e va bene così) di “oh well”, anche se non siamo di certo sui livelli palesati in passato con dischi comunque sia riusciti, come il recente “eternal sushine”.
Tra una ballata ancora nu-soul (“big feelings”) appena sussurrata e sinuose partiture electro (“freak”), Ariana Grande pare dirci educatamente di volersi/ci accompagnare per mano verso orizzonti ideali e per questo impossibili. L’intento è ovviamente nobile ma l’insieme regge a tratti e, a parte qualche guizzo pop, tutto giace sopra una nuvola pronta a dissolversi al secondo ascolto, eccezion fatta per i momenti più spediti del lotto, come la synthwave (!) che vagamente affiora in “bad thing (bunny hop)”.
Non resta, pertanto, che sperare in un ritorno più compiuto e convincente, immaginando che quel sorriso restituito dallo scatto in copertina sia il primo segnale di un futuro nuovamente radioso per la cantante, attrice e produttrice di Boca Raton.
09/08/2026