BONNIE PRINCE BILLY - Ghosts Of American Psychonauts

2026 (Domino)
songwriter

Non nuovo al rito degli album live, Will Oldham questa volta mette in gioco il repertorio condiviso sotto il moniker di Bonnie “Prince” Billy con un set tanto breve — meno di trentaquattro minuti — quanto intenso.
Registrato al Pico Union Project di Los Angeles nel 2025, “Ghosts Of American Psychonauts” vede Oldham affiancato da Thomas Deakin (clarinetto e chitarra elettrica), Emmett Kelly (basso), London May (batteria), Ryder McNair (tastiere), Jacob Duncan (flauto e sassofono) e Dv DeVincentis (sassofono).
Una scelta, quella degli strumenti a fiato, che si rivela la carta vincente di un disco altrimenti destinato al solo dovere di cronaca.

A far la parte del leone è ovviamente l’album della discesa negli inferi di Nashville, ovvero “The Purple Bird”; non sorprende, dunque, che a duettare nella languida “Downstream” sia proprio quel David Ferguson responsabile della sbornia country-Nashville dell’album del 2025.
A completare il trittico tratto dall’album sopra citato ci sono “Sometimes It’s Hard To Breathe”, che apre il disco, e la tenebrosa “London May”, che più di altre tracce beneficia della splendida messa in scena della sezione fiati.
“Ghosts Of American Psychonauts” è un’altra testimonianza della notevole caratura del musicista americano, per nulla ordinario o prevedibile. L’album cattura uno stato d’animo e creativo che dona nuova linfa anche alla rodata e indimenticabile “I See A Darkness”, spoglia e scarna come non mai, eppure potente come un oceano in tempesta: una versione che svela nuovi aspetti di quell’inquietudine che ha sempre contraddistinto una delle pagine più belle di un così vasto e rilevante repertorio.
A beneficiare maggiormente di questa trasposizione live è “Strange Form Of Life”: il piano di Ryder McNair e la sezione fiati elevano il fronte emotivo, incoraggiando il musicista a uno struggente exploit vocale di rara bellezza.

Certamente molti riterranno superfluo un album live di così breve durata, ma a essi sarà negata la grazia di “This Is Far From Over”, dove un assolo di flauto prende la scena, o la corrosiva dissonanza dei fiati che stravolge le coordinate di “Trees Of Hell”. Nessun problema: a chi sorvolerà l’ascolto di “Ghosts Of American Psychonauts” forse non mancheranno questi 34 minuti di estasi creativa; gli altri, fortunati, ne apprezzeranno l’intelligente rilettura, rimpiangendo di non essere stati presenti all’esaltante due giorni di Los Angeles.

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26/09/2026

Tracklist

  1. 1. Sometimes It's Hard To Breathe
  2. 2. Shorty's Ark
  3. 3. London May
  4. 4. Downstream
  5. 5. Strange Form Of Life
  6. 6. This Is Far From Over
  7. 7. Trees Of Hell
  8. 8. I See A Darkness

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