Qualcuno dei lettori si ricorderà la svolta pop-punk di inizio millennio degli Articolo 31, che poi sono tornati a raccontarci di essere dei protomaranza. Nel frattempo la carriera solista di J-Ax, in vent’anni, è diventata più lunga di quella del duo con cui è diventato famoso: questo “Vita morte miracoli” è il suo nono album in studio, se si conta anche quella stravaganza pop-punk di “Uncool & Proud” del 2020, pubblicato come J-Axonville e sicuramente il momento più divertente della discografia. In poche parole, questo è il suo disco country, da nostrano Post Malone. Qui veste il cappello da cowboy per continuare a fare se stesso, tra le solite provocazioni innocue e qualche ritornello appiccicoso, riprendendo occasionalmente anche pop, rock e punk. È una via di mezzo tra un tributo all’America e una carnevalata caricaturale.
Il violino decora la vivace “Odio la gente”, un inno contro tutti che rientra tra le sue canzoni più centrate, con uno spirito irriverente e un po’ punk:
Perché ormai non me ne frega niente
Sono una pessima persona, c’è chi lo ammette e chi mente
Ormai non me ne frega niente
Sinceramente non sono razzista e classista
Odio tutti indistintamente
La già conosciuta “Italia Starter Pack”, sedicente brutta canzone country-pop da giostre, la ascoltiamo dai tempi di Sanremo. Il programma sembra chiaro: fare festa usando il country come veicolo di altre rime più o meno scorrette e urticanti ma sempre adatte a incendiare un pubblico che, nonostante tutto, rimane ampio e trasversale. C’è sicuramente un po’ di politica (“Vita morte miracoli”, “Hippy Ya Yo”) e momenti onestamente ai limiti dell’imbarazzo empatico (“F.R.&G.N.A.”). J-Ax diventa un vecchio cowboy nella più pensosa “Pelle, ossa & All Star”, un anziano malinconico in “Segreto” e un attempato pub-rocker in “Bestie”. Meglio quando si toglie il travestimento e prova a mostrarsi a cuore aperto in “Scusami Dio”, dedica pianistica a un amico morto, o anche nel quadretto familiare di “Ciao papà”. Peccato sfruttare l’ugola di Paola Folli, eccellente corista per mezza scena italiana, per l’arringa banalotta “Niente per niente”.
Concluso da un nuovo pezzo pop-punk ruggente, “Pogo”, “Vita morte miracoli” sembra indeciso sulla direzione da intraprendere e scoperto su troppi fronti. La trovata del country unito al suo pop-rap funziona solo a tratti, i brani più intimisti alternano sincerità e qualche banalità di troppo. Non è un disastro ma l’effetto finale è confuso, come se la gag dell’ennesima svolta stilistica non sia stata portata fino in fondo e soprattutto con troppe poche idee per farci un album intero.
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25/09/2026